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I QUATTRO GRANDI ASSASSINI
 
 

I funghi velenosi mortali.

di funghi si può morire


Amanita Phalloides     FUNGO VELENOSO MORTALE

Amanita Virosa               FUNGO VELENOSO MORTALE

Amanita Verna                 FUNGO VELENOSO MORTALE

Cortinarius Orellanus FUNGO VELENOSO MORTALE


I funghi velenosi mortali.

Ogni anno qualcuno muore perché ha mangiato funghi velenosi che non aveva riconosciuto. In genere non si tratta di inesperti, ma di ignoranti. Gli inesperti si guardano bene dal consumare funghi che non conoscono. A rischio sono invece tutti coloro che vanno da tempo in cerca di funghi e ne mangiano tranquillamente, basandosi su convinzioni spesso sbagliate. Per esempio, che i funghi di una determinata zona siano tutti buoni, perché non si è mai sentito di un avvelenamento da quelle parti. Essi ignorano che in qualsiasi momento il vento può trasportare spore di Amanita Verna vicino ad una fungaia di prataioli.

                

Foto di Corrado Pace
  FUNGAIA DI PRATAIOLI


Un’amanita non può attecchire su una fungaia, ma vicino ad essa, si. Se poi la raccolta non è una passeggiata ristoratrice per il corpo e per la mente, ma una corsa frenetica fatta all’alba o addirittura ancora con il buio, per arrivare prima degli altri e magari sentendo già dietro di sé il rumore di un altro forzato della raccolta che sta arrivando, ecco che si raccoglie tutto ciò che sia rotondo e bianco. In fretta e quasi senza guardare, mentre bisognerebbe osservare con attenzione. Così nella busta di plastica (difficilmente un raccoglitore  di questo tipo userà il cestino) assieme ai prataioli ci finisce qualche Amanita Verna o Phalloides, due dei quattro grandi assassini. Mi viene da pensare al mio amico Onofrio. Dietro la sua casetta di Bugnara raccoglie sui tronchi di alcuni ulivi chiodini, piopparelli ed ogni fungo vi attecchisca, convinto che su un ulivo non possa nascere un fungo velenoso.  Ho provato invano a farlo ricredere, mostrandogli anche un libro di micologia, ma niente smuoverà mai la sua convinzione che si è fatto in quasi settanta anni (ne ha settantacinque) di raccolte e scorpacciate. Spero tanto per lui che su quelle piante non attecchisca mai la velenosa clitocybe olearia.     

                                       
   clitocybe olearia

Immagine by Saharadesertfox licenziata in base ai termini delle licenze

Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo 2.5                                  

http://it.wikipedia.org/wiki/File:Omphalotus.jpg



Un minimo di prudenza e buon senso, osservando le semplici indicazioni di questa chiacchierata, equivale a stipulare una vera e propria “assicurazione sulla vita” per chi va per funghi perché i “grandi assassini” sono solo quattro, eccoli:



AMANITA PHALLOIDES



FOTO:

www.mushroomobserver.org/11977?search_seq=458487


Fungo slanciato di colore generalmente olivastro ma che può variare verso il bianco. Anello cascante. Volva ampia.




AMANITA VERNA

foto di Roberto Petruzzo


http://it.wikipedia.org/wiki/File:100_6289.JPG


Fungo del tutto simile alla phalloides, tranne che per il colore bianco. Specie primaverile. Se ne possono trovare anche in autunno, ma più che verna tardive probabilmente si tratta di phalloides bianche. Sono causa di avvelenamenti mortali in chi crede di aver raccolto prataioli.




AMANITA VIROSA

foto di B.Baldassari


http://en.wikipedia.org/wiki/File:Amanita_virosa_02.jpg


Fungo bianco come la verna. Il cappello però, contrariamente alla verna ed alla phalloides, non diventa spianato da adulto, ma resta campanulato. Ha un anello fioccoso el il gambo lanuginoso.







CORTINARIUS ORELLANUS




(foto http://commons.wikimedia.org/wiki/User:Archenzo)



L’unico dei quattro funghi mortali non appartenente al genere amanita. Niente volva, né anello, né lamelle candide. Queste sono rosso ruggine come il cappello. Il gambo, inizialmente giallo, ben presto assume il tipico color ruggine per via del colore delle spore. Contrariamente alle eleganti amanita è insomma un fungo brutto.





Tre dei “grandi assassini” fanno parte del genere Amanita ed uno del genere Cortinarius. Entrambi i generi possiedono delle chiavi di identificazione assolutamente evidenti. Lo scopo di questa chiacchierata è quello di fornire un criterio certo d’individuazione di questi due generi per escluderne in blocco tutte le specie dalla nostra scelta.

E’ vero che, così facendo, si rinuncia a priori all’eccellente Amanita caesarea (foto in basso),



(la foto a sinistra è di Corrado Pace, quella a destra è di Archenzo ed ha ottenuto la candidatura al  Premio Immagine dell'anno 2006)

 

peraltro facilmente distinguibile dalle altre amanite, ma è altrettanto vero che chi vuole imparare a conoscere sul serio i funghi che mangia, ha bisogno di tempo per riflettere; di tempo per osservare direttamente; di tempo per confrontare. Riconoscere un’Amanita Caesarea è facilissimo, ma per gli ovoli buoni (le caesaree, appunto) ci sarà tempo e modo, mentre imparare a riconoscere un’amanita in quanto tale è talmente più importante e fondamentale che, francamente, non mi sento in una chiacchierata come questa di addurre la minima eccezione alla regola:

RICONOSCI SUBITO UN’AMANITA E LASCIALA LI’.







Tre sono gli elementi che individuano le amanite:

la volva, l’anello e le lamelle bianche.


LA VOLVA

        


Attenzione

In due casi potremmo non accorgerci della volva:


1)    Se tagliamo il gambo, invece di cogliere il fungo intero

La volva è rimasta nel terreno


2)    Se osserviamo solo superficialmente il fungo

La volva, poco appariscente, non si presenta come un cappuccio, ma piuttosto come un semplice ingrossamento del gambo (cosa assai frequente per le Amanita: Muscaria, Pantherina, Aureola, Rubescens, Junquillea, Citrina e Spissa).


LE  LAMELLE


      

Le lamelle bianche sono un importantissimo elemento d’identificazione. Attenzione: non bianco sporco, crema o avana: le Amanita, anche negli esemplari maturi, hanno sempre le lamelle bianche. Se si tenesse conto di ciò,  molti avvelenamenti sarebbero evitati. Le Amanita Verna, infatti, spesso vengono prese per prataioli.  Se durante la raccolta si taglia il gambo anziché cogliere il fungo intero, la volva resta nel terreno. L’anello non insospettisce, perché anche i prataioli ce l’hanno ed allora l’ultima possibilità per non commettere un errore mortale resta quello di osservare il colore delle lamelle. Solo nelle amanita le lamelle restano bianche anche nel fungo adulto. Nei prataioli esse diventano ben presto bianco sporco, poi nocciola, avana e marrone scuro.


L’ANELLO


   Amanita Verna

www.mushroomobserver.org/image/show_image/34392 obs=16230&search_seq=458487&seq_key=478073


Concludo con due equazioni ciascuna delle quali esprime una condizione necessaria e sufficiente per identificare un’Amanita:


1)   VOLVA = AMANITA (o volvaria)
  2)   ANELLO + LAMELLE BIANCHE = AMANITA







I CORTINARI


I cortinari sono funghi non buoni, quasi sempre amari, brutti da vedere, comprendono diverse specie tossiche e l’Orellanus è il più subdolo e pericoloso tra i funghi velenosi mortali. Per questo, presenteremo un’unica eccezione alla regola:


RICONOSCI SUBITO UN CORTINARIO E LASCIALO LI’


I cortinari non hanno né volva né anello. Da giovani, cappello e imenio sono avvolti da un’unico velo, detto cortina (da cui il nome) che poi scompare, senza formare anello. Da adulti, le lamelle, inizialmente di vari colori, mai bianche, assumono il brutto color ruggine caratteristico, a causa delle spore di tale colore. Anche il gambo, specialmente nella parte alta, assume presto, e per lo stesso motivo, lo stesso colore.

   
foto Michaelll            
Vincenzo Migliozzi    
foto Eric Steinert

                                                                                                                   

Nella prima delle quattro foto si nota la cortina ancora parzialmente attaccata alla parte inferiore del cappello. Le altre tre raffigurano differenti varietà di orellanus. Il colore del gambo non è bruno-rossiccio, come potrebbe sembrare, ma giallognolo, come quello sezionato nella seconda foto mostra. Le spore color ruggine, infatti, ben presto danno il loro colore a tutto il fungo.


Amici miei, guardateli bene i funghi della seconda, terza e quarta foto ed imprimeteveli bene nella memoria e ... statene alla larga! Non raccogliete nulla di ciò che gli assomiglia anche vagamente. E se così facendo trascurerete qualche Inocybe e qualche Hebeloma, meglio così, perché anche molte specie di questi generi sono tossiche, e quando parleremo di essi, suggeriremo di scartarli in blocco, come alimenti.


Del fungo della prima foto va memorizzata quella specie di ragnatela che costituisce la cortina. Solo i cortinari ce l’hanno, quindi:


SE UN FUNGO HA LA CORTINA E’ UN CORTINARIO, LASCIALO LI’ ...





... A meno che non sia un Cortinarius Praestans, l’unico cortinario commestibile ottimo in una famiglia (avremmo dovuto dire genere) di assassini.


 
I FUNGHI

Non c’è amante della natura che durante le sue sgambate lungo boschi, radure e pascoli non si sia imbattuto nei funghi, discreti ed un po’ misteriosi abitanti di questi luoghi. Sembrano spuntare quasi dal nulla: ieri non c’erano ed oggi il bosco ne è pieno.
Sembrano piante, ma non lo sono, essendo privi della funzione clorofilliana; si nutrono di sostanze organiche come avviene nel mondo animale, senza però appartenergli.
Per poterli descrivere, è necessario introdurre un minimo di terminologia. Va innanzitutto precisato che ciò che chiamiamo comunemente fungo, in realtà è un carpoforo, cioè il “frutto” gigantesco di quella minuscola “pianta” che è il micelio. Dunque ad essere pignoli per fungo dovremmo intendere l’insieme micelio+carpoforo (“pianta” + “frutto”),  ma naturalmente in questa chiacchierata non lo faremo.



 Ogni famiglia fungina si suddivide in gruppi. Ogni gruppo in generi. Ogni genere in specie. La specie indica il singolo fungo, è il suo nome di battesimo. Il suo cognome, invece, non è come per le persone quello della famiglia, bensì quello del genere. Nei dizionari i carpofori sono elencati in ordine alfabetico per cognome e nome (genere e specie). Non mi addentro ulteriormente in questo discorso per due motivi. Primo, questa è una chiacchierata tra amici e non un trattato di micologia. Secondo, la mia formazione teorica si rifà allo schema del Fries, seguito da Bruno Cetto, mio maestro. Nel frattempo sono passati trent’anni e le classificazioni si sono molto differenziate ed ampliate. Praticamente ogni scuola micologica adotta una sua propria classificazione. I fondamentali però non cambiano.








I QUATTRO GRANDI ASSASSINI

Ho affibbiato l’appellativo di grandi assassini a questi quattro funghi perché chi ne mangia quasi certamente morrà. Primo, perché il veleno di un solo esemplare è sufficiente ad uccidere. Secondo, perché i sintomi dell’avvelenamento sono tardivi (non prima di sette-otto ore per le amanite ed anche due settimane per il Cortinarius orellanus) e rendono inutile il primo, più semplice e, se tempestivo, più efficace rimedio contro le intossicazioni in genere: la lavanda gastrica. Terzo, perché il malessere non è dovuto alla reazione dell’organismo alle sostanze tossiche, bensì al cattivo funzionamento di organi già danneggiati in maniera grave ed irreversibile. Paradossalmente, i funghi che oltre alle amanitine ed alla cosiddetta orellanina contengono anche altre sostanze tossiche, sono meno pericolosi perché quest’ultime produrranno sintomi immediati che consentiranno un tempestivo intervento medico. Se ciò non avviene, Il veleno viene assimilato e penetra all’interno delle cellule epatiche (prevalentemente le amanitine) e di quelle renali (prevalentemente le orellanine) e le distruggono con un rapidissimo processo a catena. Senza fegato, la vita è impossibile: niente più formazione di sangue, né di enzimi preposti all’intero metabolismo. Scompenso profondo di tutti gli organi principali. Le cellule epatiche morte non possono essere più rimpiazzate, quindi nessuna guarigione. In una parola, trapianto o morte (o vita dimezzata). Ecco perché le amanite phalloides, virosa e verna, ed il Cortinarius orellanus, malgrado gli interventi clinici più avanzati che in questi ultimi anni hanno fatto grandi progressi, sono e restano i quattro grandi assassini.



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Le amanite, a parte le rare e piccole volvaria, sono gli unici funghi a possedere una volva, la cui presenza, quindi, ne individua immediatamente il genere.





L’anello è un residuo del velo secondario o parziale (in verità esiste anche un anello proveniente dal velo generale) che inizialmente si trova al di sotto del cappello, a protezione dell’imenio. Giungendo le spore a maturazione, il velo esaurisce la sua funzione e perciò cade. Nella maggior parte dei casi sparisce del tutto, senza lasciar traccia, ma in alcune specie, come in tutte le amanite, esso si stacca dal bordo inferiore del cappello, ma non dal gambo, formando così l’anello.














C. ORELLANUS

fungo velenoso mortale



C. ORELLANUS

fungo velenoso mortale















Però ATTENZIONE: NON CONSUMATE NESSUN CORTINARIO E NESSUNA AMANITA, fin quando non avrete maturato un’ottima preparazione teorico-pratica, SENZA  IL PARERE PREVENTIVO DI UN MICOLOGO ESPERTO E CERTIFICATO!





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I FUNGHI

Le cose che in un fungo è fondamen-tale osservare con attenzione sono il gambo, il cappello e l’imenio. Il gambo sorregge il cappello. Il cappello è ricoperto superiormente da una pellicina detta cuticola (più o meno separabile). L’imenio è la parte inferiore del cappello. L’imenio è la parte fertile del fungo e nella stragrande maggioranza dei casi è costituito da lamelle (fungo a sinistra) o da una “spugnetta” (tuboli e pori), come nel fungo a destra. I funghi che presentano un imenio a lamelle appartengono alla famiglia delle agaricacee. I funghi che hanno un imenio con tuboli e pori appartengono alla famiglia delle boletacee.
















IL QUINTO FUNGO MORTALE

A volte si verificano avvelenamenti mortali a seguito di ingestione di funghi diversi dal terribile quartetto. Premesso che in realtà non esiste una quinta specie mortale, tuttavia definisco QUINTO FUNGO un’intera categoria di funghi. Di essa fanno parte:

 Tutti i funghi tossici mangiati in quantità.

 Alcuni funghi leggermente tossici o addirittura commestibili da cotti, mangiati crudi in quantità.

 Qualsiasi fungo mangiato in quantità in stato di non buona conservazione (i funghi costituiscono un alimento facilmente deperibile e possono quindi provocare una grave intossicazione da cibi guasti.)

Morire di quinto fungo non è facile: oltre che ignorare i tre punti precedenti, occorre anche non ricorrere tempestivamente alle cure mediche.









COME RICONOSCERLI

Supponiamo di aver appena colto un fungo. Come possiamo escludere con assoluta certezza che si tratti di un cortinario o di un’amanita? Impariamo a conoscerli, per evitarli. Tutti e quattro i funghi mortali appartengono alla famiglia delle Agaricacee (presentano dunque un imenio a lamelle). Quindi, colto un fungo, la prima cosa da fare è girarne il cappello ed osservarne l’imenio. Se non è lamellare, allora possiamo essere certi che non è né un’amanita né un cortinario, e che se ne mangeremo (purché anche le indicazioni per evitare il “quinto fungo” vengano rispettate) non ne moriremo. Non siamo ancora al riparo da intossicazioni varie, ma un notevole passo avanti lo abbiamo già fatto con la semplice osservazione del fungo capovolto. Intossicazioni a parte (e come evitare anche queste lo vedremo prossimamente) dunque, per non morire di funghi è sufficiente non cibarsi di quelli lamellati. C’è però un grosso inconveniente: la stragrande maggioranza dei funghi appartiene proprio alla famiglia delle Agaricacee, rinunciando alla quale si rinuncia praticamente a raccogliere funghi. Occorre pertanto isolare il famigerato quartetto in un raggruppamento più ristretto che non l’intera famiglia.

                      










(n.b: Quando ci si imbatte in un esemplare sviluppato e dal colore tipico evidentissimo come quello della foto di Archenzo l’eccezione si può fare, ma non è sempre così. L’esemplare immaturo che si intravede tra le foglie, ad esempio, a causa del velo ancora integro, si presenta completamente bianco).
















La volva è un residuo del velo generale. Cioè della sottile membrana che avvolge il fungo nello stadio iniziale, facendolo simile ad un uovo. Si presenta come un cappuccio con l’apertura verso l’alto dal quale emerge il gambo del fungo.













Attenzione


Quindi, se trovi un fungo che SEMBRA non avere la volva, non fidarti ancora: osserva se ha l’anello e soprattutto il colore delle lamelle. Se ha l’anello e nello stesso tempo le lamelle sono bianche, è un’amanita: lasciala lì!






Le Amanite sono funghi di medie e grandi dimensioni, dal portamento slanciato ed elegante, tipico, e dal colore quanto mai vario. Esso varia dal bianco candido (virosa; verna; solitaria), al bianco sporco/olivastro (phalloide) all’arancio carico (caesarea), al rosso vivo (muscaria), al bruno (panterina). Tutte hanno tre elementi che le individuano certamente come amanite: la volva, l’anello e le lamelle bianche.



Se trovi un fungo slanciato che ha la volva, è un’amanita: lasciala lì.





Un anello vistoso è tipico del genere amanita, ma ne sono provvisti anche i generi Lepiota, Psalliota, Armillaria e Pholiota; quindi esso rappresenta un campanello d’allarme, non l’identificazione di un’Amanita, come invece avviene per la volva.





















I cortinari sono funghi non buoni, quasi sempre amari, brutti da vedere, comprendono diverse specie tossiche e l’Orellanus è il più subdolo e pericoloso tra i funghi velenosi mortali. Per questo, presenteremo un’unica eccezione alla regola:











 RICONOSCI SUBITO UN CORTINARIO E LASCIALO LI’










Il Cortinarius Praestans, al contrario di quelli velenosi, è un cortinario di taglia robusta, come la foto evidenzia. (Il primo piano della foto però non inganni, si tratta di funghi robusti, ma non enormi. Il loro cappello può misurare dai cinque ai venticinque centimetri ed il gambo, pieno e panciuto, dai dieci ai venti centimetri d’altezza per quattro/sei centimetri di larghezza). Anche la prima delle quattro foto precedenti rappresenta un Cortinarius Praestans. Nè questo né la coppia presentano alcuna sfumatura rosso ruggine. E’ perché in entrambi i casi si tratta di esemplari molto giovani, in cui la cortina è ancora presente, e l’imenoforo ancora non ha iniziato a produrre le spore. Nel cortinario più piccolo della coppia, si vede chiaramente come il velo, prima d’essere lacerato dalla crescita del fungo, lo avvolga completamente.