SILENZIO MUTO

commenti dei lettori

 

  



















rispondo: Caro Maurizio, solo un professionista della scrittura riesce a maneggiare così le metafore e ... si sofferma a considerare personaggi come Gino e Amel, pensati, non messi lì per riempire dei vuoti.


Sono stato contento di essermi affacciato sul balcone che da su Via Filomanni, di conoscere e vedere quei personaggi, confesso persino di essere sceso a fare un giro per andarne a sbirciare alcuni altri del tutto marginali, come Gino il cameriere ..o la cerbiatta etiope!...Il marginale e l'essenziale certe volte si rovesciano nel disegnare le ragioni del fascino con cui si procede…in moltissime esperienze.

10 marzo 2020 - Maurizio Delfino





rispondo: Caro Maurizio, sei un lettore molto attento, che sa di scrittura. Un lettore che tutti gli scrittori sperano di raggiungere con la loro opera e che almeno in un passaggio del libro pensi: ma questo sta parlando di … (me). La tua lettera mi ha fatto molto piacere perché arriva dopo quasi tre anni dall’uscita di Silenzio muto.

Raffaele La Capria in un’intervista ha detto: “Oggi un libro dura tre mesi al massimo. I buoni libri ci sono come ci sono sempre stati, ma certamente l’odierno eccesso di quantità degli stessi, non aiuta ad individuarli”.

Direi che hai perfettamente inquadrato il mio modo di scrivere: raccontare fatti attraverso i personaggi che li vivono, non partecipando alle loro emozioni ma stando “sul balcone”, come efficacemente dici. Le mie emozioni le metto tutte nei personaggi, poi racconto in maniera distaccata, lasciando libero il lettore di entrare nel personaggio che gli è più congeniale per condividerne le emozioni.

Avendo programmato un cortocircuito tra le storie, lo avevo chiamato proprio così: cortocircuito; tu molto più efficacemente lo hai definito “intreccio e rimbalzo di livelli e di ruoli”. Come vedi, sei più bravo di me.


    Il libro, da quando lo cominci, inizia ad accompagnarti. Nel pensiero, nello sguardo, nel ripensarci, non si sa se per cose che ti riguardano e ti toccano (in qualche modo) o per la curiosità di quelle storie intriganti…che arrivano come se qualcuno che conosce bene quella gente, che li ha potuti osservare e ascoltare a lungo, te la raccontasse, ma senza che la sua presenza li abbia mai modificati o influenzati. Quasi come uno che dalla finestra sul cortile sa davvero quasi tutto di quelle vicende.

Le riflessioni di Walter sul balcone, raffinatissime e maledettamente concrete sui rapporti affettivi e quelle di Paolo (nel tema e dopo) sul mondo affettivo-educativo degli adulti verso i piccoli, toccano vette altissime. Di coscienza e forse anche di scienza.  Valgono il libro. Anzi molto di più.

Poi è chiaro, a dispetto delle bugiole dette ad Asia (da chi poi, dal contro-autore? 😊) il libro ha una bella e forte matrice giallistica…E’ tutto un procedere giallo. Che farà la cattivissima nuora del Conte quando scoprirà dell’eredità (a proposito la velocità con cui il Conte prende atto di quella situazione familiare e assume le sue decisioni e le attua è formidabile, entusiasmante…)? E come è morto Marco? (ah sì, è vero, lo sappiamo, però manca qualcosa forse..); e dunque come e perché è morto Tom, e quel veleno?...

Infine il tema della scrittura, il Dott. Amato, Walter, Corrado, Asia, l’intreccio e il rimbalzo di livelli e di ruoli rende divertente l’incontro e la scoperta dei condomini di Via Filomanni oltre ad aprire uno scenario interessante, un gioco (ancora un po' giallistico) di intuire che la storia vera potrebbe dover ancora arrivare…I brevissimi cenni di Amato al fascino di Asia, sia pure a forte e netta impronta intellettuale, ne sono la prova (o il pretesto)…

Il mio apprezzamento è sincero e completo.

6 marzo 2020 - Maurizio Delfino





rispondo: Caro Arturo, anche tu hai riletto il libro e, come Franca e Lettrice Seriale, speri di leggere altre cose mie. Comincerò domani, ma vi avverto: sono uno scrittore lento.


Silenzio muto è uno di quei libri che si legge volentieri e con la tentazione di non mettere un segnalibro e riprenderlo il giorno successivo, ma di leggerlo tutto d'un fiato. E' anche uno di quei libri che ti lasciano, al termine dell'ultima pagina, con la sensazione di aver sorvolato su qualche pagina che invece alla fine capisci quanto sia importante, soprattutto perché il colpo di scena, che ovviamente non svelerò, ti fa (o almeno a me ha fatto) improvvisamente ripensare alle pagine precedenti e a qualche particolare che inevitabilmente potrebbe essere sfuggito.

Nel corso della lettura ho quasi avuto la sensazione di essere al di fuori dell'ambiente in cui si svolgono i fatti, fino quasi a desiderare di essere lì dentro e di fare quattro chiacchiere con gli abitanti di quell'abitazione, soprattutto con alcuni di loro, per la curiosità che queste pagine mi hanno stimolato.

Non essendo possibile, ho fatto una cosa più semplice, vista anche la fluidità e la piacevolezza della scrittura dell'Autore, cioè ho riletto nuovamente i capitoli, questa volta con più attenzione e nonostante la consapevolezza del finale che, a questo punto, era anche un vantaggio.

In definitiva ho la speranza di poter leggere altri scritti di Corrado Pace.

14 ottobre 2018 - Arturo DG




rispondo: Cara Lettrice Seriale, anche tu hai riletto il libro. Ne sono contento. Spero che ne parli con i tuoi amici: Silenzio muto ha bisogno del passaparola.


Il libro si legge d'un fiato: l'ho cominciato di sera e non ho spento la luce prima d'averlo finito. Poi l'ho riletto per assaporarlo. Ho avuto l'impressione che i personaggi uscissero dalla pagina per venirmi incontro come facevano i paesaggi tridimensionali che si aprivano con le pagine di alcuni libri che leggevo da bambina. Intrigante la storia nella storia portata avanti nei capitoli spacciati per note dell’autore e il cortocircuito narrativo introdotto. Entrambe le cose - e di libri ne ho letti! - mi sembrano assolutamente originali. Un autore da tenere d’occhio.
09/10/2018  - Lettrice seriale.




rispondo: Cara “Esterina”, ti do atto che sei la prima ad accennare alla conversione del conte, eppure si tratta di un episodio non secondario nella struttura del romanzo. Immagino che dipenda da una sorta di “pudore” di fronte ad un argomento di fede, quasi un timore di uscire allo scoperto rivelando il proprio pensiero in proposito.

Ti ringrazio e ti abbraccio.


Il titolo "Silenzio muto" pone un interrogativo, è il silenzio di chi non sa o di chi non vuole comunicare? La lettura piacevole e scorrevole mi ha spesso sorpresa per le capacità narrative dello scrittore, sorpresa perché per me Corrado è il ragazzo di giorni lontani. Particolarmente felice la caratterizzazione di Miriam e Marco la cui vicenda mi ha creato ansia per l'improvviso epilogo tragico che si apre con quando il piccolo corteo funebre giunse al cimitero. Mi chiedo cosa sia successo, vorrei conoscere l'anello mancante della storia, che viene rivelato più tardi. Momenti quasi surreali ha il percorso spirituale de conte Aquilino, che a quarant'anni si converte. La confessione e le vicende successive sono sospese tra sogno e realtà, a me questa atmosfera sembra particolarmente felice e riuscita.

3 settembre 2018  - Esther De Vincentiis






rispondo: Caro Roberto, è vero, i silenzi non arrivano all’improvviso; è uno dei temi del libro e gli dà il titolo. Quello che uno scrittore spera, mettendo penna su carta, é di scrivere cose vere non solamente per se stesso, cose in cui qualche lettore si riconosca, entrando nei personaggi e sentendosi coinvolto. Grazie.


I silenzi non arrivano all’improvviso.

letto tutto d'un fiato appena mi è arrivato. Impossibile non identificasi nei protagonisti, mi sono venuti gli occhi lucidi per Lucio nel momento in cui smette di avere paura della morte e mi sono identificato in suo figlio Paolo che torna alla vita. I miei complimenti all'autore: dalla prima all'ultima pagina mi ha fatto stare in ansia per l'identità e la sorte di Tom. Da leggere, io voglio anche rileggerlo perchè diversi protagonisti mi hanno lasciato spunti seri di riflessione.

21 agosto 2018  - Roberto Valenti




rispondo: Caro Giancarlo, anche tu, come Cliente Amazon, hai riletto Silenzio muto. Mi viene in mente una definizione sintetica, forse un po’ minimalista, di letteratura: “È letteratura quando un libro lo leggi due volte”.


Colpisce l’abilità che l’autore mostra nel saper trasferire su un piano di apparente concreta realtà ambienti e situazioni in cui si muovono i suoi personaggi, nonché la sua capacità di rappresentare e commentare con altrettanta lucidità sentimenti e sensazioni che essi esprimono, frutto di fervida immaginazione che si avvale di un lessico piacevole, puntuale, talvolta ricercato.

Il romanzo scorre agevolmente e si legge con piacere, pur se la contemporanea presenza di numerosi personaggi induce talvolta a soffermarsi per meglio valutarne la loro variegata personalità. Per me questo fatto è stata felice occasione per leggere il libro più di una volta.

8 ottobre 2018  - Giancarlo




rispondo: Caro/a Cliente Amazon, i personaggi di Silenzio muto sono tutti protagonisti, come giustamente rilevi. E questo è decisamente contro tendenza, in un periodo in cui gli editor giovani, formatisi alle scuole di scrittura creativa, preferiscono al massimo un paio di personaggi attorno ai quali costruire una storia anche ben più lunga della mia. Anche immaginare una storia nella storia spesso è considerato un errore. Fortunatamente non da parte della giuria che ha ritenuto di assegnarmi il primo premio dell’editoria abruzzese con la seguente motivazione:

  1. Lo sviluppo del romanzo, condotto attraverso il doppio filo del racconto dei fatti da un lato e del contestuale rapporto dello scrittore con la sua giovane interlocutrice dall’altro, non costituisce soltanto una formula originale della narrazione, e neppure solo un racconto nel racconto: è invece segnale della coscienza stessa dello scrittore, così come dello scrivere, del guardarsi dentro e del comunicare con l’esterno. Una consapevolezza stimolante del farsi e del costruirsi. Uno stare in mediis rebus, che poi è il fine ultimo della letteratura”.

Toglimi una curiosità: da quali paragrafi hai dedotto “l'affezione incondizionata di Tom”?


E' un giallo non giallo quello che si articola nelle pagine di "Silenzio muto", pagine che ci consegnano personaggi vivi, strutturati sin dal primo apparire, nei quali ognuno di noi può identificarsi e riconoscersi, anche nella perfida Erminia: mi è sembrato, infatti, che nella realtà i personaggi, nel loro insieme, identifichino l'uomo nella sua globalità, emotività e caratterialità: in ognuno di noi vive, ad es., e per rappresentare due estremi, la cattiveria di Erminia, l'affezione incondizionata di Tom, la spregiudicatezza dell'uomo d'affari, il dubbio e la risoluzione del conte.

Tutti sono protagonisti, non c'è un personaggio di contorno.

Vive poi, nella storia, un'altra storia, quella di Asia, del suo libro e del rapporto con l'Autore. Asia e l'Autore parlano e nel frattempo le pagine fluiscono e la storia, l'altra storia, scorre e racconta la vita di persone normali, comuni, che vivono una vita altrettanto normale in un luogo immaginario - ma che diviene subito reale e familiare al lettore.

Forse è proprio questo che cattura, la normalità di una storia quotidiana, ben articolata, narrata senza eccessi ma con scrittura semplice che, però non è mai banale, ma puntuale, centrata capace di guidare il lettore dalla prima pagina all'ultima, con tranquillità ma con vivacità. Ho letto il libro due volte, entrambe con molto piacere, con consapevolezza e sorriso la seconda.

16 dicembre 2018 - Cliente Amazon



rispondo: Grazie.


Lettura intrigante e piacevole

Originale accostamento di piani narrativi diversi, efficace rappresentazione di persone, luoghi e cose, colorito intreccio di vicende appassionanti, folgorante sorpresa finale.

22 agosto 2018  - Matedimo




rispondo: Cara Franca, scusami se ho dovuto tagliare alcuni pezzi della tua lunghissima lettera. Ti ringrazio per le parole di apprezzamento e ancor più per aver letto con attenzione il mio libro.



La passione per la lettura mi accompagna da sempre … essendomi stato detto che la casa editrice “Segmenti” promuove letteratura di genere psicologico, mi ero preparata a trovarmi di fronte a quel lavoro di scavo introspettivo che, allungando a dismisura un discorso, vorrebbe conferirgli un alone di importanza mentre riesce solo a generare noia. Niente di tutto questo! Mi sono trovata invece di fronte a un romanzo di tutto rispetto, ricco, vero, con molteplici chiavi di lettura!

Nonostante il mio spirito dissacratore, leggendo procedevo congratulandomi per il tono sicuro del narrare e mi incuriosivo per i sentimenti che ne scaturivano … avvertivo il piacere del raccontare che guida il narratore … e poi gli episodi mi avvincevano perché credibili, accompagnati da particolari convincenti, da precisazioni interessanti, di approfondimenti vivaci. Un bell’affresco, una “tranche de vie” con tanti personaggi e tante esperienze concettualmente intriganti. Un bel libro, poliedrico, sfaccettato, senza sentimentalismi, né languori, né patetismi (“a ciglio asciutto”) ma pure senza compiacimenti intellettualistici, né sofismi.

… tanta ammirazione per chi ha … una sorprendente forza di invenzione e di pensiero e procede con uno stile elegante e un linguaggio raffinato che rifugge dallo sperimentalismo e che indulge piuttosto all’espressione classica, piana, di immediata comprensione…

La palazzina pertanto diventa metafora del labirinto in cui viviamo tutti noi…

Una richiesta, infine: si impone un sequel …

14 luglio 2017 - Franca