SCALFARI, GESÚ E PAPA FRANCESCO

 

    Spesso Eugenio Scalfari ragiona sull’amore cristiano e a più riprese ne ha scritto su la Repubblica.

    Per i cristiani quello dell’amore è un punto fondamentale. Gesù durante l’ultima cena dice infatti agli apostoli (e a tutti):

“Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri” (Gv 13, 34).


    Scalfari in un suo editoriale (la Repubblica di domenica 7 luglio 2013) scrive:

    “Tentò un miracolo: ... addirittura prescrivendo ai suoi discepoli di amare il prossimo come se stessi. Attenzione: come se stessi. L’amore per gli altri non aboliva l’amore per sé ma si elevava come poteva allo stesso livello di sentimento”.


    Pur riconoscendo la mia inadeguatezza di fronte a chi profondamente ha ragionato con il cardinale Martini e con papa Francesco, ho cercato di comunicare al direttore Scalfari (inviando e-mail a vari giornali che avrebbero potuto inoltrargliele) che di amare il prossimo come se stessi non lo prescrive Gesù ai suoi discepoli, bensì l’Antico Testamento, in Levitico 19 , 18: “Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono il Signore”.

    Gesù ai suoi discepoli dà un comandamento “nuovo”, diverso dal precedente nella misura. Non più come se stessi, ma ancora più di se stessi, fino a dare la vita: “come io ho amato voi”. Questo prescrive Gesù agli apostoli. Gesù li (ci) ha amati più di se stesso, accettando la passione per amor nostro. La misura dell’amore non è più umana ma divina. Può l’uomo giungere a tanto? Sì, se si affida allo Spirito Santo, il miracolo è possibile. E Gesù non lo “tenta”, come Scalfari dice, ma lo compie perché poi gli apostoli la loro vita effettivamente la dettero.


    Nella mail inviatagli (rimasta inevasa) facevo presente a Scalfari che la sua sottolineatura “Attenzione: come se stessi” evidenziava l’inesattezza in cui era incorso mettendo in bocca a Gesù una frase che aveva detto non agli apostoli ma, in precedenza, in risposta a chi gli chiedeva quale fosse la prescrizione della Legge.


    Gesù naturalmente conosce il passo del Levitico: “Non ti vendicherai e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono il Signore” e quando viene interrogato su quanto prescriva la Legge, risponde che prescrive di amare il prossimo come se stessi. Ecco i passi:


16Ed ecco, un tale si avvicinò e gli disse: «Maestro, che cosa devo fare di buono per avere la vita eterna?». 17Gli rispose: «Perché mi interroghi su ciò che è buono? Buono è uno solo. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti». 18Gli chiese: «Quali?». Gesù rispose: «Non ucciderai, non commetterai adulterio, non ruberai, non testimonierai il falso, 19onora il padre e la madre e amerai il prossimo tuo come te stesso».  (Mt 19, 16-19)


34Allora i farisei, avendo udito che egli aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme 35e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: 36«Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». 37Gli rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. 38Questo è il grande e primo comandamento. 39Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso. 40Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti». (Mt 22, 34-40)


28Allora si avvicinò a lui uno degli scribi che li aveva uditi discutere e, visto come aveva ben risposto a loro, gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?». 29Gesù rispose: «Il primo è: Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l'unico Signore; 30amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. 31Il secondo è questo: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Non c'è altro comandamento più grande di questi». (Mc 12, 28-31).


    Dunque Gesù risponde a chi lo interroga sulla Legge che essa e tutti i profeti (cioè l’Antico Testamento) dipendono da due comandamenti principali, amare Dio con tutte le forze e amare il prossimo come se stessi.

    Ma con la venuta di Gesù inizia il Nuovo Testamento che da compimento al primo. Gesù ai suoi apostoli, nell’ultima cena, prescrive di amare il prossimo più di se stessi.


    Questo ho cercato di dire a Eugenio Scalfari, senza riceverne risposta. Egli comunque pur senza rettificare quanto aveva detto, nel suo editoriale del 15 settembre dice:

  

    “Ricordate il detto evangelico -Ama il prossimo tuo come te stesso- . Dunque Gesù non escludeva l’amore per sé. E come avrebbe potuto escluderlo visto che era un uomo, fosse o non fosse il figlio di Dio? Il miracolo che si proponeva di compiere era di parificare l’amore per il prossimo a quello verso se stesso, ma poi, quando pensò (o rivelò) d’essere figlio di Dio, allora l’asticella del miracolo diventò molto più alta: non voleva soltanto elevare l’amore verso di sé e quello per il prossimo allo stesso livello di intensità, ma pensò che dovesse abolire interamente l’amore proprio e concentrare sul prossimo tutto il sentimento amoroso di cui ciascuno dispone. Gli è riuscito questo miracolo? Direi di no, anzi dopo due millenni dalla sua venuta l’amor proprio è diventato più intenso e quello verso gli altri è fortemente diminuito”.


    Un’altra obiezione nasce spontanea a questo punto. Gesù sa bene, essendo (come io ritengo) o illudendosi di essere (come ritiene Scalfari) Dio, che il Padre ha creato l’uomo libero. La libertà (anche di rifiutarlo, anche di commettere il male) fonda l’uomo, così come Egli lo ha pensato e voluto. Gesù non “tenta”, fallendo, di compiere il miracolo di trasformare gli uomini in angeli, li invita a farlo. Li esorta a farlo.

    Dio invita gli uomini sulla strada del bene, non più per mezzo degli antichi profeti, le cui parole venivano spesso travisate e mal interpretate. Dio s’è fatto uomo per darci un’interpretazione autentica della sua volontà, mostrandoci con un esempio reale come Egli è e che cosa vuole da noi.

    Un miracolo, inoltre, Gesù lo compie, anche se Scalfari non lo vede. Ogni volta che una persona si converte e crede, non è cosa umana: è un miracolo grande. Ogni volta che una persona, rendendosi conto che non basta tutta la buona volontà di questo mondo per amare qualcuno più di se stessi, libera il suo cuore dalle passioni e invoca l’intervento dello Spirito Santo è un miracolo grande.


    Un’importante intervista di Eugenio Scalfari a papa Francesco è stata pubblicata su la Repubblica del primo ottobre 2013 e sull’Osservatore Romano del giorno seguente.

    In essa Scalfari torna sulla questione dei “confini dell’amore”. L’intervista ovviamente non si limita a essa, che anzi ne rappresenta poco più di un inciso nel quadro di un discorso ben più ampio per molteplicità e profondità di argomenti e riflessioni. L’incontro è permeato dalla ricerca sincera di dialogo tra due persone, diversamente orientate al bene, che desiderano “conoscersi, ascoltarsi, ampliare la cerchia dei pensieri”. Entrambi consapevoli della risonanza che in tutto il mondo avrebbe avuto quell’incontro. Moltissimo c’è da dire su di esso e su quanto in esso è stato detto, ma altre penne, ben più autorevoli, lo hanno già fatto. Mi limito ad accennare di essere stato personalmente colpito dal concetto espresso da papa Francesco circa la luce che abbiamo nell’anima, e dalla sua bellissima testimonianza.

    L’argomento dell’amore entra in questa intervista in coda alla battuta scherzosa che Papa e giornalista si scambiano circa l’improbabilità che uno dei due converta l’altro. Papa Francesco afferma che il proselitismo è una sciocchezza e che compito delle missioni è piuttosto l’agape, l’amore per il prossimo.

Papa: “E’ l’amore per gli altri, come il nostro Signore l’ha predicato. Non è proselitismo, è amore. Amore per il prossimo, lievito che serve al bene comune”.

Scalfari: “Ama il prossimo come te stesso”.

Papa: “Esattamente, è così”.

Scalfari: “Gesù nella sua predicazione disse che l’agape, l’amore per gli altri, è il solo modo di amare Dio. Mi corregga se sbaglio”.

Papa: “Non sbaglia ........”

Scalfari: “Tuttavia l’esortazione di Gesù, l’abbiamo ricordato prima, è che l’amore per il prossimo sia eguale a quello che abbiamo per noi stessi. Quindi quello che molti chiamano narcisismo è riconosciuto come valido, positivo, nella stessa misura dell’altro”.


“Abbiamo discusso a lungo su questo aspetto” scrive Scalfari, riportando però della lunga discussione solamente che al papa la parola narcisismo non piace.


    Sembrerebbe, a questo punto, che il Papa avesse avallato, se non la terminologia, i concetti del fondatore di la Repubblica. Se così fosse, pur non convinto, avrei cessato immediatamente d’interloquire. Ma così, a ben guardare, mi sembra che non sia.    

    Ripropongo, commentandolo, il dialogo dell’intervista:


Papa: “E’ l’amore per gli altri, come il nostro Signore l’ha predicato. Non è proselitismo, è amore. Amore per il prossimo, lievito che serve al bene comune”.

    Il papa sostiene che il compito delle missioni è l’amore per il prossimo predicato da Gesù e non il proselitismo.

    Scalfari sintetizza: “Ama il prossimo come te stesso”

    Il Papa avalla. L’approvazione del Papa si riferisce alla giusta scelta tra amore e proselitismo e non al fatto che Gesù abbia predicato “ama il prossimo come te stesso”. Papa Francesco, in sostanza e alla luce di quanto dirà poi, intende avallare il concetto che è l’amore per il prossimo e non il proselitismo che deve animare il missionario. Scalfari probabilmente ritiene approvato anche il “come” amare il prossimo.


Scalfari: “Tuttavia l’esortazione di Gesù, l’abbiamo ricordato prima, è che l’amore per il prossimo sia eguale a quello che abbiamo per noi stessi. Quindi quello che molti chiamano narcisismo è riconosciuto come valido, positivo, nella stessa misura dell’altro”.

    Quel “l’abbiamo ricordato prima”, a meno che il giornalista non parli di se stesso al plurale, cosa improbabile al cospetto del papa, non è esatto: è stato egli solo ad affermarlo. (il papa non ignora certo che Gesù esortò gli apostoli con le parole: Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri”. e non con le parole: “Ama il prossimo come te stesso”.

     Papa Francesco non puntualizza e mi sarei stupito se l’avesse fatto. In un dialogo improntato alla ricerca di ciò che unisce e finalizzato ad aprire un canale importante di ascolto reciproco tra mondo laico e mondo cattolico, il papa non ha rilevato qualche imprecisione nelle citazioni bibliche, con il rischio di spostare il discorso su argomenti altri.

    Qualcosa il papa ha obiettato, riferisce Scalfari senza peraltro riportarne la conversazione, circa il narcisismo. Infatti, secondo il ragionamento di Scalfari, l’amore per se stessi è un fatto positivo, se viene preso come misura dell’amore dovuto agli altri, e dunque lo è anche il narcisismo, definibile come amore di sé.


Più avanti nell’intervista:


Scalfari: “Gesù, come Lei ha ricordato, ha detto: ama il tuo prossimo come te stesso. Le pare che questo sia avvenuto?”

    In realtà in un primo momento era stato Scalfari stesso a dirlo. In un secondo momento aveva attribuito a entrambi l’affermazione. Ora l’attribuisce solamente al Papa.


Papa: “Purtroppo no. L’egoismo è aumentato e l’amore verso gli altri è diminuito”.

    Scalfari aveva fatto un’affermazione e aveva posto una domanda. Il papa risponde alla domanda e non contesta l’affermazione, a mio parere per il motivo che ho detto prima.


Scalfari: “Questo è dunque l’obiettivo che ci accomuna: almeno parificare l’intensità di questi due tipi d’amore”.

    Qui Scalfari mi spiazza, perché sembra abbandonare la sua convinzione, più volte ribadita, che Gesù abbia predicato di amare gli altri come se stessi. Quell’almeno parificare vuol dire che si può fare di più. Più di quanto prescritto da Gesù? E’ forse possibile essere più cristiani di Cristo?


    Più avanti e in due occasioni papa Francesco, pur senza contraddire direttamente il suo interlocutore, chiarisce il suo pensiero. In una, cogliendo quell’almeno, dice: “Abbiamo fatto un passo avanti nel nostro dialogo. Abbiamo constatato che nella società e nel mondo in cui viviamo l’egoismo è aumentato assai più dell’amore per gli altri e gli uomini di buona volontà debbono operare, ciascuno con la propria forza e competenza, per far sì che l’amore verso gli altri aumenti fino a eguagliare e possibilmente superare l’amore per se stessi”.

    Dicendo “possibilmente superare” è ovvio che Papa Francesco abbia in mente il “comandamento nuovo” (Gv 13, 34) di Gesù, venuto a dare pieno compimento alla Legge e ai Profeti. (Mt 5,17).

     Inoltre papa Francesco allarga il concetto del superamento di sé, nell’amore, all’intera Chiesa. Dice infatti: San Francesco “...vagheggiava una Chiesa povera che si prendesse cura degli altri, ricevesse aiuto materiale e lo utilizzasse per sostenere gli altri, con nessuna preoccupazione di se stessa...... Questa è comunque la Chiesa che hanno predicato Gesù e i suoi discepoli”.


    Due anni dopo, il 30 agosto 2015, nel suo editoriale Eugenio Scalfari scrive:


“Vorrei come premessa ricordare una massima creata da papa Francesco a proposito dell’etico-politico che è una fondamentale categoria dello spirito pensante: -Ama il prossimo un po’ più di te stesso- ... Questo è il motto di Francesco”.


    Mi astengo da ogni commento. Secondo Eugenio Scalfari amare il prossimo più di se stessi è un motto, una massima creata da papa Francesco.