IL VACCINO ITALIANO

Avremmo potuto fare molto meglio!

 
 

fonte: articolo di lunga durata pubblicato su

“la Repubblica” di domenica 7 febbraio 2021

alle pagine 19/21


per interventi: postmaster@parliamoneinsieme.it




Le multinazionali Pfizer-BionTech sono in grado di decidere quante dosi di vaccino conferire ai vari Stati e quando, a prescindere dagli impegni sottoscritti, per via di sottigliezze contrattuali che giocano “sulle definizioni e gli avverbi”.

    Intanto, sono tenute solamente ad usare “il ragionevole miglior sforzo” per la produzione e la consegna del vaccino. Questo significa che i loro fior di avvocati potrebbero sotenere in giudizio che le loro rappresentate hanno effettivamente posto in essere il massimo sforzo possibile, data la gravosità dell’impegno.

    In secondo luogo, per delocalizzare la produzione del vaccino fuori dall’Europa, sono tenute ad una semplice comunicazione a Bruxelles, “senza l’esplicito consenso della Commissione”.

    In terzo luogo, non esiste una clausola che impedisca loro di fornire “clienti” che paghino di più, prima che gli impegni contrattuali siano onorati.






IL VACCINO ITALIANO


Nel marzo 2020 l’italiana ReiThera, coinvolta nella ricerca sul vaccino Grad-23 contro il virus Ebola, del quale ha prodotto un milione di dosi, partecipa presso la sede della Protezione Civile ad un tavolo attorno al quale siedono il ministro Speranza, il ministro Manfredi, Silvio Brusaferro, Franco Locatelli, Nicola Magrini, Giuseppe Ippoliti e, in videoconferenza, Nicola Zingaretti.

Su quel tavolo, tramite l’azionista Afredo Nicosia, ex presidente ReiThera e professore di Biologia molecolare, dichiara di essere pronta a sviluppare un vaccino anti-Covid. Presenta anche una stima dei costi per avviare il progetto: otto milioni di euro. Bisogna trovarli.


    Il ministro Manfredi pensa di coinvolgere il Cnr che ogni anno riceve dallo Stato 656 milioni di euro. Intanto cinque milioni si impegna a finanziarli Zingaretti mettendoli a bilancio della Regione Lazio attraverso “Salute Lazio”.

    Un vaccino nazionale finanziato, almeno sulla carta, da una regione! Mentre gli Stati Uniti hanno finanziato con due miliardi di dollari la biotech Moderna; e la Germania con quasi 400 milioni di euro la BionTech, “che ha ricambiato fornendo trenta milioni di dosi extra, con un accordo a margine di quello comunitario”.

    

    A fine aprile 2020 l’intelligence informa che “la pandemia è una guerra” che sarà vinta da chi per primo troverà il vaccino, perché in gioco non c’è solamente la sanità del Paese, ma la sua stessa sovranità. Intanto i primi riscontri di ReiThera sono positivi e il commissario per l’emergenza Arcuri scrive al governo suggerendogli di entrare nel capitale della società e anche della società Tls che produce un medicinale basato sugli anticorpi monoclonali.

    Presso l’intelligence c’è la convinzione che, se si fa in fretta, “nei primi mesi del 2021 possiamo avere vaccini e farmaci” italiani.


    A metà agosto 2020 con il Decreto Agosto il governo destina “alla ricerca e sviluppo e all’acquisto di vaccini e anticorpi monoclonali prodotti da industrie del settore, anche attraverso l’acquisizione di quote di capitale”.

    È fatta, si dirà; finalmente il governo, sia pure con tre mesi di ritardo, ha scelto “la via italiana”! Calma e gesso; è scritto nel decreto, sì, ma “nelle casse delle aziende non arriva un euro”.


    A fine gennaio 2021 con un ennesimo decreto, dopo i ritardi nelle consegne delle dosi di vaccino prenotate, il governo italiano mette “a disposizione 81 milioni per ReiThera, 41 a fondo perduto, 8 in prestito e 32 dal bilancio dell’azienda”.


    Decisamente si poteva fare meglio!