Giovanni Floris - Susanna Tamaro - Gianrico Carofiglio - Emanuele Tonon

 


Giovanni Floris   (Quella notte sono io)

Moderatore Paolo Di Paolo




Il libro nasce da un ricordo, una preoccupazione e una constatazione. La constatazione è che il bullismo tra ragazzi è in aumento. La preoccupazione Floris la nutre per i figli in età scolare, ricordando che già da quando era ragazzo lui il mondo della scuola era un mondo duro, in cui bisognava adeguarsi a delle regole tacite. In Quella notte sono io l’autore va alla ricerca non tanto dell’inizio quanto della fine della violenza: fin dove si spinge?

Nella sua narrazione Giovanni Floris fa risaltare come le parole e le azioni compiute in gioventù, ben lungi da essere “ragazzate”, influiscono, incidono e in qualche modo determinano l’intera vita delle persone. “Quando siamo ragazzi, ogni atto, ogni libro, ogni dibattito pesa il triplo”, ha affermato. A conferma, racconta l’episodio (non riportato sul libro, che non è autobiografico) di un suo compagno di liceo. Era suo amico. Un tipo determinato, che ci teneva ad appartenere ad un gruppo di “grandi”. Gli piaceva farsi notare sul motorino del “capo branco”, di essere accettato da lui. Un malaugurato giorno, però, quel motorino, con i due a bordo, fu usato per uno scippo. Non era programmato, quello scippo, e nemmeno che sul sellino posteriore ci fosse l’amico di Floris, ma purtroppo accadde. E quel ragazzo “si perse”, ha detto Floris. Chiarissimo il monito: state attenti, ragazzi, alle parole e alle azioni che feriscono qualcuno. Esse non incidono negativamente sulla sua vita, ma anche sulla vostra. In effetti l’autore, in questo libro, si preoccupa più dei bulli che dei bullizzati ed è a loro che dirige il suo messaggio: ciò che in determinati contesti può sembrare normale, può non esserlo oggettivamente e tutti possono essere “il cattivo”; e che anche una sola azione può influenzare tutta la vita. Questo è appunto ciò che accade nel romanzo, molto ben costruito, in cui i nodi di un atto grave di bullismo  commesso in gioventù dai protagonisti giungono al pettine nell’età matura.

“La seconda parte del libro potrebbe essere un thriller psicologico involontario”, ha detto Paolo Di Paolo che ha moderato l’incontro. La madre del ragazzo bullizzato, infatti, riunisce in un luogo, dal quale non possono allontanarsi, gli antichi compagni, costringendoli a prendere coscienza di ciò che l’antico episodio abbia significato per la vita di ciascuno di loro.

Con i suoi interventi brevi e pertinenti, Paolo Di Paolo, da scrittore maturo, a dispetto della giovane età, e da lettore attento, preoccupato unicamente di far emergere alcuni punti salienti del libro, piuttosto che dimostrare (come purtroppo in circostanze analoghe spesso avviene) la propria cultura, infarcendo il discorso di citazioni, ha guidato i partecipanti che gremivano lo “Spazio Matta” al significato del libro. Lo stesso Floris lo ha ascoltato con attenzione, riflettendo sulle sue parole. 








Susanna Tamaro (La tigre e l’Acrobata).

Moderatore Paolo Di Paolo




    Nelle prime battute dell’incontro, Paolo Di Paolo ha invitato Susanna Tamaro a inquadrare il genere letterario del libro. Romanzo, è scritto in copertina, ma ci sono delle tigri che parlano. Romanzo o favola?

“È una favola per adulti”, ha risposto la scrittrice. “Intorno alle favole morali ci sono le domande fondamentali”. E nel corso del (troppo) breve dibattito alcune di queste domande sono emerse. Domande, non risposte, come è giusto che sia. Molto bravo è stato Di Paolo nella scelta dei brani per farle emergere e portare Susanna Tamaro a tracciare dei parallelismi tra la storia e la propria vita. “La tigre sono io”, infatti ha ammesso. Quello della scrittrice, a mio avviso, è l’unico modo giusto di essere autobiografici: attribuire riflessioni e azioni che ci riguardano da vicino a uno o, meglio ancora, a più personaggi di fantasia.

Di Paolo ha osservato che nel libro il male è presente: le tigri, per sopravvivere, sbranano le loro prede. E si riallaccia all’opera di esordio di Susanna Tamaro che conferma come in effeti il male è presente in tutti i suoi libri, ma non il male fine a se stesso, bensì in chiave di ricerca del bene.

Di Paolo: “C’è una piccola tigre che scopre la sua diversità, si chiede perché sbrana, prende le distanze dal suo essere carnivora, sta “di lato” rispetto a quello che fanno gli altri”.

Tamaro: “È la domanda che da bambina mi sono posta: la vita consiste solo in ciò che si è sempre fatto? Come la piccola tigre, ho voluto capire la diversità e l’unicità di ogni vita”.

Di Paolo: “La tigre attraversa il mondo”.

Tamaro: “Ho sempre desiderato vedere oltre, passeggiando nella natura mi piace scollinare, vedere cosa c’è al di là”.

Di Paolo: “Nel libro c’è questa frase: senza l’uomo il mondo sarebbe stato perfetto. Ce la spieghi?”.

Tamaro: “Alle Galapagos fui colpita dall’armonia e dalla bellezza della natura, anche nella ferocia. L’uomo interrompe l’armonia perché ha perduto l’armonia in sé. Non avendola in sé, la distrugge anche fuori da sé”.

Di Paolo: “Scrivi che l’errore più grande è quello di dimenticarsi della propria innocenza”.

Tamaro: “Andando avanti si perde l’innocenza iniziale e vivere significa proprio cercarla e ritrovarla”.


    Dal tono in cui Di Paolo aveva posto la domanda, mi era sembrato che, cogliendo quel dimenticarsi che è cosa diversa dal perdere, egli volesse piuttosto sapere dalla scrittrice perché avesse scelto proprio quella parola. Naturalmente, però, posso sbagliare, così come posso sbagliare pensando che Di Paolo avesse in mente Cittadella di Antoine de Saint Exupery quando subito dopo, osservando che i personaggi di tutti i suoi libri stanno cercando qualcosa, un’identità, un luogo in cui riconoscersi, ha domandato se in fondo non stiano cercando una casa. Susanna Tamaro ha risposto che la ricerca della tigre è un percorso per conoscere se stessa, comprendendo ed accettando la diversità e l’unicità della propria come di ogni vita e che dunque, in in fondo, è la ricerca di un posto dove stare e riconoscersi.

Il discorso poi è tornato sul genere letterario di Susanna Tamaro. Di Paolo ha osservato che generalmente la letteratura per i bambini viene considerata di serie b, una scrittura “con la mano sinistra”. Susanna Tamaro ha detto di sentirsi una scrittrice per bambini, anche se ha iniziato a scrivere per gli adulti per il semplice motivo che giudica molto più difficile scrivere per i piccoli. In questo senso, la Tigre e l’Acrobata lo considera un punto di arrivo. Questi concetti Susanna Tamaro li sintetizza con la frase (che non ha mancato si suscitare l’applauso dei circa cinquecento presenti): “Se una fatina mi avesse chiesto se desiderassi diventare Andersen o Proust, avrei risposto immediatamente Andersen”.

Prima di passare ad accennare ad alcuni articoli pubblicati sul Corriere, Paolo Di Paolo ha fatto un’ultima domanda sulla frase stampata in quarta di copertina del libro: “Tra la libertà e il potere, ho scelto la libertà”. Nella sua risposta, Susanna Tamaro ha un po’ sottovalutato il suo giovane interlocutore. Deve aver pensato che fosse la stessa domanda rivoltale già mille volte in precedenza ed ha risposto di non aver mai sacrificato la libertà di scrivere indagando l’animo umano. Per esempio non si è appiattita su Va dove ti porta il cuore, copiando se stessa per inseguire successo e soldi e non ha accettato impegni pubblici, come quando le fu proposto di candidarsi come sindaco. La domanda vera, sempre secondo me e quindi da prendere con beneficio d’inventario, consisteva nella contrapposizione tra libertà e potere. Una scelta implica che le due cose non si possano prendere contemporaneamente: una sta di qua e l’altra di là.











Gianrico Carofiglio (L’estate fredda).

Moderatore Paolo Di Paolo




    Il Circus di Pescara offre il più grande spazio cittadino per eventi: 800 posti a sedere. Tutti occupati per l’incontro con Carofiglio. Il giudice scrittore ha risposto con sincerità, affabilità e naturalezza alle domande di Paolo Di Paolo, ma nelle risposte si avvertiva l’assenza di originalità, dovuta alla loro inevitabile reiterazione. Il genere letterario, del resto, non è quello che avrebbe potuto permettere a Di Paolo domande che consentissero di trarre significati generali, partendo dalla storia raccontata. Ci ha provato lo stesso, Paolo Di Paolo, leggendo un brano in cui il protagonista del libro, il maresciallo Fenoglio, parla del suo amore per i libri. Gianrico Carofiglio ha ammesso di aver descritto il suo, di amore per i libri, come Di Paolo aveva giustamente intuito.

Per il resto, il libro è stato presentato. A partire dalla spinta iniziale rappresentata dalla specifica richiesta di scrivere un racconto con un maresciallo come protagonista. Il nome è stato scelto, non essendo risultata soddisfacente la ricerca sull’elenco telefonico com’era avvenuto per Guerrieri, nel momento in cui lo sguardo di Carofiglio ebbe a posarsi su una pubblicazione di Beppe Fenoglio. Quella scelta fu quasi obbligata, per un autore cui piace sparigliare le carte con intelligenza e fantasia. È stato detto anche che la storia è ambientata nel periodo a ridosso degli attentati ai giudici Falcone e Borsellino e che il libro, diviso in tre parti chiamate atti, è scritto in gran parte (tutto il secondo atto) sotto forma di verbale. Questa è stata una sfida: dare dignità letteraria a una forma di scrittura utilizzata solamente nel suo specifico contesto, come avviene quasi sempre tra persone titolari di un qualche potere che tendono ad usare un linguaggio che li separi dagli altri, tenendoli a distanza. Carofiglio ha raccontato anche una serie di piccoli aneddoti personali, divertenti e graditi dal pubblico, mentre Paolo Di Paolo che reggeva il libro con la sinistra e apparentemente guardandolo, in realtà ha lanciato un rapido sguardo all’orologio. Non lo ammetterà mai, Di Paolo, ma fidatevi: è andata così. A me, a posteriori, è venuto da pensare alla spiritosa risposta data da Barnes a Peter Kummel che l’intervistava (non conosco il tedesco: ho letto una traduzione) chiedendogli se per uno scrittore fosse gratificante o rappresentasse un problema il dover dare per l’ennesima volta una risposta, fingendo che fosse la prima.











Emanuele Tonon (Fervore)

Moderatrice Alessandra Angelucci




    “C’è un contrasto tra ciò che l’anima ti dice e ciò che la vita ti chiede”.

Se dovessi descrivere con una sola frase Emanuele, userei questa sua affermazione. Due parole in più, però, dovrò pur scriverle, non tanto per parlare di “Fervore”, edito da Mondadori, di cui ha letto un passo molto bello, altrimenti Alessandra potrebbe alzare un sopracciglio o, peggio, abbassarli tutti e due, aggrottando la fronte. Per saperne di più basta infatti cliccare (per esempio) questo link. Per far tornare un coinvolgente sorriso sul viso della prof, dirò solamente che Emanuele, prima di iniziare a scrivere, riflette sulla scelta del linguaggio da usare, raccontandosi la storia da raccontare, nella consapevolezza che tutti siamo dentro una grande narrazione. E che, se entrare in convento aveva significato assecondare il fuoco di ricerca del senso di sé, uscirne era stata un’esperienza più dura, con un paese che ti addita mentre tu stai cercando di ricostruirti un’identità.

Emanuele ha confessato di gestire male la notorietà e che il mondo editoriale è meraviglioso ma anche un po’ terrificante. Agli inizi non si era sottratto alla crescente notorietà ma, dopo la morte di sua madre, la dimensione pubblica del suo essere scrittore è cambiata e si è ritirato in se stesso. “Sono uno scrittore, non un teatrante, il teatro non è il mio posto, non è il mio luogo” ha detto. E l’ha detto semplicemente, pianamente, senza inflessioni polemiche, senza aggressività.

Non voletemene se adesso cito il mio romanzo Silenzio muto, ma ditemi voi se a questo punto posso non rilevare che a pagina 147 ho scritto: “Non ritengo che il talk show sia stato una buona cosa, per la letteratura, e io sono uno scrittore, non un figurante”.

 

Parliamoneinsieme


INDICE DEGLI ARGOMENTI


  1. Silenzio Muto

  2. I funghi velenosi mortali

  3. I numeri e la matematica

  4. Primo Levi

  5. Vite minuscole

  6. Giovanni Floris - Susanna Tamaro - Gianrico Carofiglio - Emanuele Tonon

  7. Bijoy Jain

  8. Margherita Lazzati

  9. Beatrice Niccolai

  10. Scalfari, Gesù e papa Francesco

  11. Eremi Celestiniani

  12. Medjugorje

  13. La Bibbia è una biblioteca

  14. Genesi

  15. Esodo

  16. Levitico

  17. Numeri

  18. Rosario per la pace

  19. Liturgia delle Ore












PARTECIPANTI

DI SPICCO


Matteo Renzi

Giovanni Floris

Francesco Costa

Marco Malvadi

Fabio Celenza

Pippo Civati

Sofia Viscardi

Susanna Tamaro

Luca Sofri

Gianrico Carofiglio

Pete Best

Matteo Osso

Corrado Formigli

Goffredo Fofi

Licia Troisi

Pete Best

Ilaria Mazzarotta

Sergio Staino

Eugenio Finardi