FUNGHI VELENOSI MORTALI

 
 

Non c’è amante della natura che durante le sue sgambate lungo boschi, radure e pascoli non si sia imbattuto nei funghi, discreti e un po’ misteriosi abitanti di questi luoghi. Sembrano spuntare quasi dal nulla: ieri non c’erano e oggi il bosco ne è pieno. Sembrano piante, ma non lo sono, essendo privi della funzione clorofilliana. Si nutrono di sostanze organiche come avviene nel mondo animale, senza però appartenergli. Ci fermiamo qui perché questa è una chiacchierata tra amici che, se letta con attenzione, equivale ad un’assicurazione sulla vita, e non un saggio micologico. Un minimo di terminologia, per capirsi, però bisognerà introdurla. Lo faremo a piccole dosi, nella colonna di destra. Va comunque precisato che ciò che chiamiamo comunemente fungo in realtà è un carpoforo, il “frutto” gigantesco di quella minuscola “pianta” che è il micelio. A essere pignoli, per fungo dovremmo intendere la pianta più il frutto, cioè micelio e carpoforo insieme. Naturalmente qui non lo faremo: fungo diciamo comunemente e fungo scriveremo.


I FUNGHI VELENOSI MORTALI

    Ogni anno qualcuno muore perché ha mangiato funghi velenosi che non aveva riconosciuto. In genere non si tratta di inesperti, alle loro prime uscite, ma di ignoranti. Gli inesperti si guardano bene dal consumare funghi che non conoscono. A rischio sono invece coloro che vanno da tempo in cerca di funghi e ne mangiano tranquillamente, basandosi su convinzioni spesso sbagliate. Da qui la loro ignoranza. Una di queste convinzioni, pericolosissima, è quella che i funghi di una determinata zona siano tutti buoni perché non si è mai sentito di un avvelenamento da quelle parti. Essi ignorano che in qualsiasi momento il vento può trasportare spore di Amanita Verna vicino ad una fungaia di prataioli. Un esempio? Il mio amico Onofrio. Dietro la sua casetta di Bugnara raccoglie ai piedi di vecchi ulivi abbondanti chiodini, piopparelli e ogni altro fungo vi attecchisca, convinto che su un ulivo non possa crescere un fungo velenoso. Ho provato invano a farlo ricredere, mostrandogli anche un libro di micologia, ma non sono riuscito a smuovere la sua convinzione maturata in anni e anni di raccolte e scorpacciate. Spero tanto per lui che ai piedi di quelle piante non attecchisca mai la velenosa clitocybe olearia.


fungaia di prataioli

foto di Corrado Pace


    Un’amanita non può attecchire su una fungaia, ma vicino ad essa sì. Se poi la raccolta non è una passeggiata ristoratrice, ma una corsa frenetica fatta all’alba o addirittura ancora con il buio per arrivare prima degli altri e magari udendo dietro di sé il rumore di un altro forzato della raccolta, ecco che si raccoglie tutto ciò che sia bianco e rotondo. In fretta e quasi senza guardare, mentre al contrario bisognerebbe osservare con molta attenzione. Così nella busta di plastica (difficilmente un raccoglitore di questo tipo userà il cestino) assieme ai prataioli ci finisce qualche Amanita Verna o Phalloides, due dei quattro grandi assassini.




I QUATTRO GRANDI ASSASSINI


    Un minimo di prudenza e buon senso, osservando le semplici indicazioni di questa chiacchierata, equivale a un’assicurazione sulla vita per chi va per funghi perché i GRANDI ASSASSINI sono solo quattro. Eccoli:


Amanita Phalloides


foto:

http://mushroomobserver.org/observer/observation_search?pattern=amanita+phalloides



Fungo slanciato di colore generalmente olivastro ma che può variare verso il bianco. Anello cascante. Volva ampia






Amanita Verna


foto:

Roberto Petruzzo


Fungo del tutto simile alla falloide, tranne che per il colore bianco. È una specie primaverile. Se ne possono trovare anche in autunno, ma più che Verna tardive probabilmente si tratta di Phalloides bianche. Sono causa di avvelenamenti mortali in chi crede di aver raccolto prataioli.





Amanita Virosa


foto:

B. Baldassari


Fungo bianco come il Verna. Il cappello, però, contrariamente a questa e alla phalloide non diventa spianato da adulto, ma resta campanulato. Ha un anello fioccoso e il gambo lanuginoso.






Cortinarius Orellanus


foto:

Archenso


È l’unico dei quattro grandi assassini che non appartiene al genere Amanita. Niente volva, né anello, né lamelle candide: sono rosso ruggine come il cappello. Il gambo, inizialmente giallo, ben presto assume il tipico color ruggine per via del colore delle spore. Contrariamente alle eleganti Amanita, è insomma un fungo brutto.



    Abbiamo affibbiato il nome di grandi assassini a questi quattro funghi perché chi ne mangia ha molte probabilità di morirne. Innanzitutto perché il veleno di un solo esemplare è sufficiente a uccidere. In secondo luogo perché i sintomi dell’avvelenamento sono tardivi (non prima di sette-otto ore per le amanite e anche due settimane per il Cortinarius Orellanus) e rendono inutile il primo, più semplice e, se tempestivo, efficace rimedio contro gli avvelenamenti: la lavanda gastrica. In ultimo perché il malessere non è dovuto alla reazione dell’organismo alle sostanze tossiche, bensì al cattivo funzionamento di organi già gravemente danneggiati. Paradossalmente, i funghi che oltre alle amanitine e all’orellanina contengono ANCHE altre sostanze tossiche sono meno pericolosi perché queste ultime produrranno sintomi immediati che consentiranno un tempestivo intervento medico. Il veleno dei quattro funghi mortali penetra all’interno delle cellule epatiche (prevalentemente le amanitine) e renali (prevalentemente le orellanine) e le distruggono con un rapidissimo processo a catena.



LE  AMANITE



    Tre, di questi “grandi assassini” fanno parte del genere Amanita e uno del genere Cortinarius. Entrambi i generi possiedono delle chiavi di individuazione assolutamente evidenti. Lo scopo di questo articolo è quello di fornire un criterio certo d’individuazione di questi due generi per escluderne in blocco tutte le specie dalla nostra tavola. È vero che, così facendo, si rinuncia a priori all’eccellente Amanita Caesarea e all’ottimo Cortinarius Praestans, peraltro facilmente riconoscibili, ma è altrettanto vero che chi vuole imparare a riconoscere i funghi ha bisogno di tempo per osservare, confrontare, riflettere. Riconoscere un’Amanita Caesarea o un Cortinarius Praestans è facilisimo, ma per essi ci sarà tempo e modo, mentre imparare a riconoscere un’amanita e un cortinario in quanto tali è talmente più importante e fondamentale che, francamente, in una chiacchierata come questa, non ci sentiamo di addurre la minima eccezione alla regola:


RICONOSCI SUBITO UN’AMANITA E UN CORTINARIO E LASCIALI LÌ.



AMANITA CAESAREA

Quando ci si imbatte in un esemplare sviluppato e dal colore tipico evidentissimo come quello della foto di Archenzo l’eccezione si potrebbe fare, ma non è sempre così. L’esemplare immaturo che si intravede tra le foglie, ad esempio, a causa del velo ancora integro si presenta completamente bianco.


                                             

foto di Corrado Pace                                                                                                         foto di Archenso



Tre sono gli elementi che individuano le Amanite:

la volva, l’anello e le lamelle bianche



LA VOLVA


foto di Archenso


La volva è un residuo del velo generale, cioè della sottile membrana che avvolge il fungo nello stadio iniziale, rendendolo simile ad un uovo. La volva si presenta come un cappuccio con l’apertura verso l’alto dal quale emerge il gambo del fungo.




foto di Corrado Pace

ATTENZIONE

In due casi potremmo non accorgerci della volva:

  1. 1)   Se tagliamo il gambo invece di cogliere il fungo intero (la volva resta nel terreno)

  2. 2)    Se la volva è poco appariscente e si presenta non come un cappuccio ma come un semplice ingrossamento del gambo (terza foto).



foto di Corrado Pace


Le Amanite, a parte le rare e piccole volvaria, sono gli unici funghi ad avere la volva, perciò: se un fungo ha la volva è un’Amanita: lasciala lì.


Se ti SEMBRA che un fungo non abbia la volva, non fidarti ancora: osserva se ha un anello.





L’ANELLO



L’anello è un residuo del velo secondario che inizialmente si trova al di sotto del cappello, a protezione dell’imenio, la parte fertile del fungo. Giungendo le spore a maturazione,, il velo esaurisce la sua funzione e perciò cade. Nella maggior parte dei casi sparisce del tutto, senza lasciar traccia, ma in alcune specie, come in tutte le amanite, esso si stacca dal bordo inferiore del cappello ma non dal gambo, formando così l’anello.

Un anello vistoso è tipico del genere Amanita, ma ne sono provvisti anche i generi Lepiota, Psalliota, Armillaria e Pholiota, quindi esso rappresenta un campanello d’allarme, non un identificatore di amanite, come invece avviene per la volva.




LE LAMELLE BIANCHE



foto di Corrado Pace


Le lamelle bianche sono un importantissimo elemento d’identificazione. ATTENZIONE: non bianco sporco, crema o avana: BIANCHE! Le amanite, anche negli esemplari maturi, hanno sempre le lamelle bianche. Se si tenesse conto di ciò, molti avvelenamenti sarebbero evitati. Le amanite, infatti, spesso vengono prese per prataioli. Se durante la raccolta si taglia il gambo, anziché cogliere il fungo intero, la volva resta nel terreno. L’anello non insospettisce, perché anche i prataioli ce l’hanno e allora l’ultima possibilità per non commettere un errore fatale resta quella di osservare il colore delle lamelle. Solo nelle Amanita le lamelle restano bianche anche nel fungo adulto. Nei prataioli esse diventano presto bianco sporco, poi nocciola, avana e marrone scuro.



ATTENZIONE


VOLVA = AMANITA (o volvaria)

ANELLO + LAMELLE BIANCHE = AMANITA








I  CORTINARI



I Cortinari sono funghi non buoni (con un’unica eccezione, il Praestans), quasi sempre amari, brutti da vedere. Comprendono diverse specie tossiche. L’Orellanus è il più subdolo e pericoloso tra essi e di gran lunga il
peggiore dei quattro grandi assassini. Ci siamo sempre chiesti come può venire
in mente a qualcuno di mangiare un fungo di questo aspetto e per di più di pessimo sapore! I cortinari non hanno né volva né anello. Da giovani cappello e imenio sono avvolti da un unico velo, detto cortina (da cui il nome) che poi scompare, senza formare anello.
Il colore del gambo non è rossiccio, come potrebbe sembrare, ma giallognolo. Per sincerarsene basta tagliare il gambo longitudinalmente. Il color ruggine è dato dalle spore del fungo che lo macchiano. Guardateli
bene quei funghi rosso ruggine e imprimeteveli nella memoria e .... statene alla larga! Non raccogliete nulla di ciò che gli assomiglia anche vagamente. E se così facendo trascurerete qualche Inocybe e qualche Hebeloma, meglio così perché non sono funghi gustosi e molti di essi sono tossici. Quindi:


SE UN FUNGO HA LA CORTINA È UN CORTINARIO: LASCIALO LÌ.


In questa foto di Archenzo (Cortinarius Praestans) si vede molto bene la cortina. Il Praestans rappresenta, per i cortinari, quello che la Caesarea rappresenta per le amanite: l’ottima eccezione. Anche il Cortinarius Praestans è facilmente riconoscibile per la sua taglia robusta che lo differenzia dagli altri. È l’unico ad avere un gambo pieno e panciuto. Nella foto la colorazione tipica non compare perché rappresenta un fungo molto giovane, in cui la cortina è ancora presente, e l’imenofero ancora non ha iniziato a produrre le spore.



SIA CHIARO: del Cortinarius Praestans e dell’Amanita Caesarea abbiamo parlato solamente per completezza d’informazione, ma:


NON SI DEVE CONSUMARE NESSUN CORTINARIO E NESSUNA AMANITA SENZA IL PARERE PREVENTIVO DI UN ESPERTO CERTIFICATO! (A meno che non si è già maturata un’ottima preparazione teorico-pratica, ma in tal caso questo articolo non sarà neppure letto).










I FUNGHI VELENOSI AD AZIONE TOSSICA RAPIDA



I funghi contengono un mix di sostanze tossiche combinate tra loro. Esse si dividono in un gruppo ad azione tossica rapida e uno ad azione  lenta, molto più pericolosa della prima, come abbiamo visto. Infatti quando insorgono subito dolori intestinali, nausea, vomito, sudorazione copiosa, stato di agitazione, svenimento, reazione violenta all’alcol si può intervenire tempestivamente eliminando il fungo  con vomito, purghe e, nei casi più seri, con la lavanda gastrica, oltre che con un’appropriata terapia epatoprotettiva.

I FUNGHI VELENOSI

non mortali (se si corre all’ospedale)



  1. Amanita Muscaria         FUNGO VELENOSO

  2. Amanita Aureola            FUNGO VELENOSO

  3. Amanita Panterina         FUNGO VELENOSO

Per questo motivo, paradossalmente, tra due funghi che contengano il primo amanitine (al plurale, perché sono almeno cinque) più muscarina o micoatropina, sostanze che già dopo un’ora provocano sintomi di avvelenamento di tipo gastroenterico e disturbi di tipo nervoso, ed il secondo che contenga la stessa quantità di amanitine e solo quelle (in una sola amanita Phalloides ce ne sono abbastanza per uccidere una persona di 60 chili) il più pericoloso è quest’ultimo. Dopo aver detto dei quattro funghi più pericolosi, quelli cui ho affibbiato l’appellativo di grandi assassini perché aggrediscono fegato e reni in silenzio e i primi sintomi dell’avvelenamento si hanno anche dopo molto tempo, quando questi organi sono già andati, parliamo dei funghi velenosi ad azione tossica rapida. Ce ne sono moltissimi. I più pericolosi sono l’Amanita Muscaria, L’Amanita Aureola e l’Amanita Panterina.


Amanita Muscaria


foto di Corrado Pace


Il classico fungo rosso con i pallini bianchi. In realtà non si tratta di pigmenti, ma di verruche. Viene preso ad esempio dei funghi velenosi, ma non è il più pericoloso. Causa avvelenamenti di tipo neurotropico.



Amanita Aureola


foto di Vincenzo Migliozzi


La più pericolosa delle tre. Non perché sia più tossica delle altre, ma perché può essere confusa con l’Amanita Caesarea, fungo ottimo e ricercato. Nella foto si nota come in qualche esemplare le verruche possano sparire, lasciando il colore del cappello del tutto simile a quello della Caesarea.


Amanita Panterina


foto di Vincenzo Migliozzi


É caretteristico il colore bruno nocciola del cappello. Questi funghi vengono anche considerati tutti e tre varianti di Amanita Muscaria. Essi sono meno pericolosi dei “quattro grandi assassini” per tre motivi:

1) Per uccidere non basta un solo fungo. 2) Provocano un avvelenamento di tipo neurotropico immediato che consente un ricorso tempestivo alle cure mediche. 3) Sono immediatamente riconoscibili (quasi sempre) dalle verruche sul cappello.



TEST IMPORTANTE


Osservate attentamente le quattro foto qui sotto e, prima di leggere la risposta in basso, rispondete alla domanda: Le quattro foto riproducono lo stesso fungo?


               1                                   2                                 3                                   4           

  
 
 

foto Archenzo                            foto C. Pace                        foto C. Pace                        f. Erboristeria Dulcamara


Risposta A: sì.                              SBAGLIATA

Risposta B: no.                             SBAGLIATA

Risposta C: sembrerebbe di sì.    SBAGLIATA

RISPOSTA GIUSTA: sembrerebbe di no perché nel quarto fungo la volva è molto meno appariscente, circoncisa in anelli. Sul piede del gambo, infatti, si notano due o tre volute un po’ oblique (caratteristica comune a tutte le Amanite Muscaria, di cui l’Aureola rappresenta una varietà), anziché il classico cappuccio rovesciato che nella Caesarea è particolarmente evidente e che, bianco, spicca contro il giallo del gambo che, libero, vi appare ben inserito. Il condizionale perché la parola definitiva la si può dire solamente girando il cappello dei funghi. La Caesarea infatti, unica tra le amanite, ha le lamelle gialle e non bianche. Per quanto riguarda i funghi 2 e 3 (il 3 è la sezione di uno dei piccoli funghi 2) nulla si può dire circa la volva, essendo immaturi, ma la sezione rivela chiaramente che le future lamelle saranno arancioni e pertanto si tratta di piccole Caesaree.



E questo è tutto. Non per evitare intossicazioni, mal di pancia e una gran fifa ma, come detto in premessa, per evitare di morire dopo una scorpacciata di funghi.


Chi volesse intervenire con domande o precisazioni, non ha che da cliccare     QUI




LE VOSTRE DOMANDE



Angela Fantasia: Potrebbe dirmi se sono commestibili? Li ho trovati nella mia campagna di ulivi secolari .grz x il suo tempo a.f.

    Cara Angela, la foto non perfettamente a fuoco e non sufficientemente dettagliata non mi consente di esprimere un parere certo. Potrebbe trattarsi di chiodini (commestibili abbastanza buoni) ma anche di clitocybe olearia (tossico). Continua a seguirci su Parliamoneinsieme. Ciao.


Cristian Costa: Salve mi chiamo Cristian, sono solo un amante di montagna funghi e castagne. Desideravo porvi una questione su dei funghi che ho raccolto questa mattina sui Colli S. Rizzo a Messina; è una montagna ricca di castagni e querce.

Ho visto questi fughi nello stesso punto, strappati da terra e (credo) mangiati ma in buona qualità. Ho letto che ci sono diversi tipi di prataioli e che uno velenoso si distingue per una sostanza giallastra che fuoriesce dal gambo, cosa che non si è verificata nel mio caso. L'odore è molto gradevole e preciso che il colore era rosa ma dopo qualche ora si è un po’ scurito. Volevo farvi notare, nella foto ravvicinata del fungo forato, che le lamelle non sono rosa come gli altri.

Altra domanda è  relativa agli anelli: sempre nella foto ravvicinata, il fungo è "chiuso" e non come gli altri in cui si vedono le lamelle ben visibili; mi chiedevo se questo è la cartilagine (l'anello) non ancora staccato dal cappello. Vi allego le foto. Grazie

    Caro Cristian, come hai giustamente supposto, si tratta di Psalliota (prataioli) commestibili. L’unico tossico, lo Xanthoderma, assume effettivamente una colorazione giallo zafferano, specialmente nella parte terminale bulbosa del gambo, ma attenzione: questa colorazione si osserva al momento della manipolazione, poi vira al bruno ed al porpora. Non è vero che dal suo gambo fuoriesca un umore giallastro. Che tra i prataioli da te raccolti lo Xanthoderma non ci sia te lo garantisce, oltre all’assenza delle macchie gialle, anche il buon odore cui accenni (anice, nocciola?): lo Xanthoderma, infatti, emana un pessimo odore di inchiostro o di farina rancida.

La variazione del colore dell’imenio (la parte inferiore del cappello, nel nostro caso formata da lamelle) dipende dal fatto che le lamelle sono chiare mentre le spore (i “semi” microscopici contenuti nell’imenio) sono scure. A mano a mano che il fungo matura e si prepara alla riproduzione, le spore tingono le lamelle col proprio colore. Questo fatto ti dà un’utilissima informazione circa la freschezza del fungo: Ti sconsiglio di mangiare prataioli dall’imenio troppo scuro, così come non mangersesti un latticino inacidito.

Vedo che hai colto i finghi interi, cosa che ti ha permesso di escludere la presenza di una volva. Ti raccomando di farlo sempre, come raccomando nella pagina “I funghi mortali: i quattro grandi assassini” (i cui criteri ti consiglio di memorizzare). Separando gambo e cappello, inoltre, hai verificato che si tratta di un fungo eterogeneo.

Hai ipotizzato bene, supponendo che nella seconda foto si tratti del velo (non cartilagine) che protegge l’imenio del fungo giovane e che ben presto, lacerandosi col crescere del cappello, dà origine all’anello.


Sara Perazzo: Questi funghi li ho raccolti e poi li butto perché non credo mi possiate rispondere entro oggi, ma siccome ne trovo tantissimi da queste parti (Modena) allego la foto. Grazie.

    Grazie a te, Sara. La tua domanda mi consente di dire alcune cose fondamentali. Per cominciare, i funghi non vanno raccolti tagliandoli alla base del gambo come tu hai fatto, ma prelevandoli interi dal terreno con una torsione delicata che non sconvolga la (micro)pianta di cui il carpoforo (quello che comunemente chiamiamo fungo) rappresenta il (macro)frutto. Solo così potremo sapere se il fungo ha la volva o no, se il gambo è bulboso, radicante, ecc. Questo controllo è fondamentale per escludere o meno la possibilità di avere a che fare con un’amanita.

Un’altra cosa che non hai fatta, e che invece è bene fare sempre, è quella di separare il gambo dal cappello mediante una torsione. Ciò permetterà di classificare il fungo come omogeneo (il gambo staccato si porta appresso parte della carne del cappello) o eterogeneo (gambo e cappello si separano facilmente e nettamente). Stabilire questo equivale a dimezzare il ventaglio delle possibilità.

Il fungo sembra umbonato con umbone ottuso, ma non posso esserne certo perché non si vede la parte superiore del cappello. Quello che dalle foto posso dirti con sicurezza è che si tratta di un fungo ocrosporeo (con le spore brune), dal cappello revoluto (arrotolato in fuori), e con le lamelle rade e distanti (dal gambo). Potrebbe trattarsi di un cortinario. Sicuramente non il mortale orellanus, ma non posso escludere il velenoso Cinnamomeus. Potrebbe essere anche un Hypholoma. In nessun caso può trattarsi di un fungo buon commestibile.

Un’ultima considerazione. I funghi buoni commestibili sono pochi. I funghi velenosi non sono moltissimi (solo quattro i sicuramente mortali). La stragrande maggioranza dei funghi in cucina sono insignificanti o ... fanno schifo! Limitiamoci dunque ai cogliere i primi, a imparare a memoria le caratteristiche dei secondi e a lasciar stare i terzi.



Claudia Desole: Salve, avrei bisogno di sapere se i funghi raccolti sono commestibili, ho dei dubbi sui 2 più grandi al centro della foto, le lamelle mi sembrano troppo bianche ......grazie mille del suo prezioso contributo.

    Cara Claudia, nel guardare la tua foto mi viene da sorridere al pensiero delle capacità che probabilmente mi attribuisci e che ovviamente non posso avere. Da una foto inviata da iPhone e sfocata (già una valutazione da una buona foto è un azzardo!) come posso io dirti di che funghi si tratta? Un’idea comunque ce l’ho: dovrebbe trattarsi di “prataioli” trovati probabilmente in un parco cittadino o sul terrazzo di casa. Naturalmente non mangiarli! Per quanto riguarda il colore delle lamelle, tieni presente che nelle Psalliotta (i prataioli) esso (dipendendo dalla maturità delle spore e dunque del fungo) varia da un nocciola chiaro ad un marrone molto scuro.


Rosella Fantucchio: Potete dirmi che funghi sono? Raccolti oggi in pianura padana quello grigio sotto una farnia, l'altro tra gelsi rinselvatichiti in grande quantità.

Tra i miei libri ho trovato solo quello piccolo (almeno credo) Clitocybe gibba che dovrebbe essere commestibile, ma nulla di definitivo per quello grigiastro. Gradito aiuto. Grazie

    Cara Rosella, probabilmente entrambi i funghi sono Clitocybe, in quanto omogenei, con lamelle decorenti, gambo piuttosto fibroso come le lamelle e, a quanto posso giudicare dal colore del gambo, leucosporei (spore bianche o leggermente colorate in massa). Sempre in linea di ipotesi, i funghi più esili mi fanno pensare a delle Lepista, mentre quelli più robusti a  dei Leupaxillus, tutti riconducibili al genere Clitocybe. Attenzione, però, perché tra esse ci sono diverse specie tossiche, come la dealbata, la cerussata, la rivulosa ...).


Concetta Dato: Mail n. 1 (senza allegati):  Sono nel berkshire dove abita mia figlia. Ho raccolto dei funghi per me citoclibe geotropa ma due presentano un cappello involuto e un gambo piu robusto.Invio foto per ottenere se possibile il vostro parere.

Mail n. 2 senza oggetto né messaggio con allegata una foto sfocata.

Mail n. 3 (con allegata la foto pubblicata di fianco): senza messaggio ma con oggetto: “Citoclibe?”

    Cara Concetta, sì, molto probabilmente si tratta di Clitocybe (non citoclibe) geotropa.


Giuseppe Bandiera: Potrebbe per favore aiutarmi a identificare questi funghi trovati nei pressi di un ceppo di betulla (a Quero provincia di Belluno) grazie per la cortesia. Cordiali saluti

    Caro Giuseppe, si tratta di begli esemplari di Armillariella Mellea (chiodini)


Nino (2): Ti ringrazio per avermi risposto, sai ero rimasto un po’ perplesso alla vista di quel gambo piuttosto scuro, e penso che tu abbia ragione, era senza dubbio vecchio, perché l'abbiamo fatto trifolato: lo abbiamo mangiato a pranzo ed a cena, ma a cena non l'abbiamo potuto mangiare perché era piuttosto amaro. Invidiandoti per la conoscenza approfondita dell'argomento, ti ringrazio ancora della tua disponibilità e ti seguirò con interesse: augurandoti buona giornata.

Ciao, Gaetano. " Anzi Nino per gli amici ".

    Caro Nino, sono io che ti ringrazio per essere entrato subito nello spirito amicale di Parliamoneinsieme.


Gaetano Fasani: Ho comperato al mercato dei funghi porcini da un rivenditore autorizzato, nel pulirli me ne è capitato uno con il gambo che, tagliandolo, all’interno era scuro come l'esterno e non bianco.

Rischio nel mangiarlo? Attendo una risposta grazie.

    Caro Gaetano, il sito per qualche tempo non può essere aggiornato per un problema tecnico. La tua domanda con la relativa risposta vi comparirà quanto prima. Se il venditore è autorizzato, avrà anche indicato il nome scientifico dei boleti che hai acquistato e se uno è diverso dagli altri dev'essere specificato. Il gambo scuro potrebbe indicare un fungo avariato. Tieni presente che i funghi sono rapidamente deperibili e che se non più freschi non vanno consumati.


Nino (2): Ti ringrazio per avermi risposto, sai ero rimasto un po’ perplesso alla vista di quel gambo piuttosto scuro, e penso che tu abbia ragione, era senza dubbio vecchio, perché l'abbiamo fatto trifolato: lo abbiamo mangiato a pranzo ed a cena, ma a cena non l'abbiamo potuto mangiare perché era piuttosto amaro. Invidiandoti per la conoscenza approfondita dell'argomento, ti ringrazio ancora della tua disponibilità e ti seguirò con interesse: augurandoti buona giornata.

Ciao, Gaetano. " Anzi Nino per gli amici ".

    Caro Nino, sono io che ti ringrazio per essere entrato subito nello spirito amicale di Parliamoneinsieme.


Eddy Guidolin: Buongiorno, allego la presente foto di un fungo… è velenoso? Ringrazio e saluto.

    Caro Eddy, Il fungo è un Coprinus comatus, ottimo commestibile, purché molto fresco. Per appurarlo, separa il gambo dal cappello con una leggera torsione (è un fungo eterogeneo) e taglialo a metà: la carne deve essere bianca immacolata. Se comincia a scurirsi, il fungo è da gettare. FAI ATTENZIONE: l’esame deve essere fatto al momento della cottura, perché i coprini deperiscono rapidissimamente. Ottimo con le uova.

La prossima volta che ne raccogli uno, separa immediatamente gambo e cappello. Così facendo, ne ritarderai il deperimento. Il gambo, fibroso, non lo mangiare. I coprini sono gli unici funghi (oltre ai Ghomphidius ma questi, dalla forma molto differente, sono caratterizzati da una cortina e da un rivestimento viscoso, assenti nei coprini) melanosporei, cioè dalle spore nere o molto scure che tingono di nero le lamelle.


Alessandro Zardo: Buon giorno, sa indicarmi il nome del fungo in foto? Grazie.

    Caro Alessandro, i funghi della foto sono una famigliola. Quasi sicuramente si tratta di chiodini (Armillariella mellea). Commestibili, se privati dei gambi. Per quanto distinguo dalla foto, oltre al fatto che ce li hai in giardino, mi sembra che i cappelli, ancora chiusi, presentino delle squamette, cosa che caratterizza le armillariella giovani. Inoltre i gambi sono più chiari dei cappelli. Le famigliole vanno osservate sempre con molta attenzione, perché non tutti i funghi cespitosi sono commestibili. Per esempio, L’Hipoloma fasciculare, con il quale purtroppo spesso ci si confonde (è infatti detto anche falso chiodino), è un fungo tossico.


Simone: Salve, ho raccolto un porcino in Appennino, direi che ormai li conosco ma il condizionale e sempre d'obbligo. Appena raccolto è rimasto tutto BIANCO, non ha mai cambiato colore, e anche nella preparazione del piatto è rimasto bianco, così pure durante la cottura con aglio. E' buono giusto? Grazie mille

    Caro Simone, prima di risponderti vorrei fare una precisazione per tutti gli amici che pongono domande sulla commestibilità dei funghi. Parliamoneinsieme non è un social con domande e risposte in tempo reale, ma un sito di approfondimento di argomenti spesso proposti dagli amici che lo frequentano abitualmente. Se a ciò si aggiunge il fatto che spesso nel fine settimana la posta non viene aperta, ecco che chi ha raccolto funghi sabato o domenica difficilmente avrà una risposta in tempo utile per mangiarseli tranquillamente.

Da quanto mi dici,  mi sembra che il fungo te lo sia pappato prima di scrivere. Se è così, l’informazione sulla sua bontà te l’ha già data il tuo stomaco.

E adesso ti rispondo. Mi parli di un fungo tutto bianco. Un boleto così non esiste. Neanche il Satanas, l’unico ad avere il cappello bianco, lo è perché i suoi tubuli non sono bianchi, ma giallini nel fungo giovane e poi color rosa aranciato. Se intendevi riferirti solamente alla carne costantemente bianca, allora probabilmente si trattava di uno dei seguenti tre boleti: l’Edulis, se il cappello era bruno chiaro, L’Aereus se era bruno scuro e il Citrinus se era giallastro. Se hai ben osservato l’imenio e sei sicuro che i pori fossero effettivamente bianchi, allora, se si trattava di un fungo maturo, quasi sicuramente era un Aereus, l’unico dei tre che conserva i pori bianchi. Negli altri due, infatti, i pori a maturità assumono un colore giallastro.


Cati: Buon giorno, sono Cati. Abbiamo comprato dei porcini da un venditore ambulante, li abbiamo puliti e poi messi a congelare. Alcuni hanno subito una trasformazione nella colorazione del gambo, sono diventati verdi, altri sono rimasti del loro colore originale. Se può, mi potrebbe spiegare il perché? Grazie.

    Cara Cati, premesso che i funghi in genere è bene comperarli, certificati, da un fruttivendolo, per i boleti di aspetto sodo (non tutti sono porcini!) si può fare un’eccezione, a patto di saper riconoscere a prima vista e senza ombra di dubbio il “Boletus Satanas”. Questa raccomandazione, essendo il satanas facilmente riconoscibile anche da chi raccoglie e vende funghi, è quasi superflua. Quasi. Il cambiamento di colore (tecnicamente si chiama viraggio) di per sé non costituisce un indice di tossicità. Infatti il Boletus luridus (nel quale il fenomeno è particolarmente evidente) è un fungo commestibile (cotto!) e di buon sapore.


Alessandra (2): Grazie mille per la risposta sull’amanita forse lepiota...  Era grande una decina di centimetri, molto bianca... è un bosco di quercette. Grazie ancora.

Grazie a te per seguire assiduamente Parliamoneinsieme. Hai fatto caso se l’anello era fisso o scorreva lungo il gambo? L’anello mobile confermerebbe l’ipotesi lepiota. Nella foto mi sembra di vedere degli aghi di pino. Mi sbaglio?


Alessandra: E' chiaramente un'amanita, ma che amanita? Grazie.

    Cara Alessandra, chiaramente un’amanita, dici. Vediamo. Di sicuro, dalle foto che mi invii, è che si tratta di un fungo fornito di anello, eterogeneo (il gambo si separa facilmente dal cappello, senza tirarsene dietro una parte, così come accade quando si cerca di farlo con un fungo omogeneo), umbonato (la protuberanza al centro del cappello si chiama umbone) e nato sotto aghifoglia. Gli aghi alla base del gambo (avresti dovuto tirarli via molto delicatamente) mi impediscono di valutare con certezza se siamo di fronte ad assenza di volva (il che escluderebbe le amanite) o ad una volva aderente. L’assenza della volva, come dalla foto sembrerebbe, individuerebbe il fungo come una Lepiota. Il fungo è slanciato, ma quali sono le sue dimensioni? Un paio di fiammiferi fotografati insieme sarebbero stati utili. E’ bene infatti diffidare delle lepiota di piccola taglia.


Grazia Bandinu: I funghi che crescono sotto gli alberi delle piante di ulivo sono velenosi?

    Cara Grazia, ai piedi di qualsiasi pianta (e dunque anche degli ulivi) possono nascere funghi ottimi, pessimi, tossici e velenosi. Non esiste micorrizia univoca per nessuna pianta. Avevo un amico, Onofrio, che era convinto, sbagliando, che sotto gli ulivi qualsiasi fungo fosse commestibile. Di lui parlo nell’articolo “I funghi velenosi mortali”. Con molta probabilità hai visto dei chiodini (Armillariella Mellea), la classica famigliola buona, che però spesso viene confusa con alcuni Hypoloma tossici, specialmente con l’Hypoloma fasciculare. Con la tossica Clitocybe olearia non c’è pericolo di confusione.


Vincenzo Uccellatore (2): Grazie per la risposta. I funghi in questione sono stati raccolti non sotto dei pini ma sotto lecci frammisti a querce. Cambia qualcosa? Ringraziando sempre, cordiali saluti.

    Caro Vincenzo, come i “cardarelli” non si raccolgono solamente in prossimità dei cardi, così i “pinaroli” nascono anche sotto latifoglia, come nel tuo caso. Quando accade, è molto meglio per la loro commestibilità, perché il terreno più asciutto produce funghi più sodi e meno facilmente aggrediti dalle larve.


Vincenzo Uccellatore: Buongiorno e complimenti per l'articolo sul web. Ho raccolto questi esemplari nella mia proprietà. Desidererei conoscere cosa sono, premetto che a toccarli non cambiano colore. Attendo una risposta se possibile. Un'altra domanda : i lyophillum decastes come si fa a identificarli con sicurezza ?

    Caro Vincenzo, grazie per i complimenti. I funghi da te raccolti sono i cosiddetti “pinaroli” o “pinarelli”, piccoli boleti che comprendono alcune varietà di funghi simili tra loro, tutte commestibili. Abbi però l’accortezza di privarli della cuticola prima di cuocerli. Naturalmente deve trattarsi di  esemplari sodi e privi di larve, come sembrano quelli delle foto. A me piacciono fritti su crostini di pane.

Meno facile è la risposta alla seconda domanda. La Clitocybe (Lyophillum) descates è facilmente riconoscibile dalle sue simili quando assume un colore cuoio, ma nelle varianti brunastro-grigio con tendenza al biancastro, può confondersi con la Clitocybe cinerascens e, talvolta, con la nebularis. Ma il punto è: sei in grado di riconoscere una Clitocybe in quanto tale? Se si, sai individuare con precisione le varietà dealbata, cerussata e rivulosa, tossiche? Inoltre, per evitare il rischio di cogliere il pericoloso Entoloma lividum, sai distinguere con certezza tra lamelle libere (Entoloma) e lamelle decorrenti (Lyophillum)?


Flavio Arnaudo: Buon giorno. Ho trovato in giardino, a Rivalta di Torino, un "gambo di un fungo". Quando L'ho raccolto x buttarlo, L'ho sentito viscido. Vorrei sapere se il cappello del fungo lo avesse mangiato il cane, come mi devo comportare . Vi allego la foto. Grazie.

    Buon giorno, Flavio, in assenza totale del cappello, l’unica cosa che posso dirti con sicurezza è che si tratta di un fungo ‘ocrosporeo’ per via delle tracce ruggine lasciate sul gambo dalle spore di quel colore. Quasi sicuramente appartiene al genere Cortinarius ma, essendo il gambo viscido, non si tratta, per fortuna, del sottogenere “Cortinarius” (nessun errore, tranquillo, il genere “Cortinarius” include i sottogeneri Cortinarius - Myxacium - Phlegmacium - Dermocybe - Telamonia e Hydrocybe) che comprende il micidiale “Cortinarius Orellanus”, grande assassino.

Per questa affermazione mi baso su quanto mi riferisci circa la viscosità del gambo, che inquadra il tuo fungo tra i Myxacium. Azzardo anche che potrebbe trattarsi di un Cortinarius Myxacium Trivialis o Salor, entrambi non commestibili, ma non velenosi.

Nella foto si vede chiaramente che parte del gambo è stato mangiato da una chiocciola o da una lumaca. Ciò da un lato tranquillizza su chi abbia pasteggiato con il cappello del fungo (ma nel tuo giardino debbono essercene diverse: papparsi un intero cappello, sia pure di piccola taglia, non è impresa di uno o due individui), ma dall’altro potrebbe far sorgere il dubbio che la viscosità che hai rilevato sia stata lasciata lì dalle lumache, visto anche l’abbondante rugiada (o residuo di pioggia) presente sull’erba intorno. Non mi hai poi detto che tipo di cane hai. E’ in grado di mangiare “chirurgicamente” il cappello di un piccolo fungo lasciando in piedi il gambo, saldamente infisso nel terreno?

Di Cortinarius Orellanus rinvenuti dalle tue parti non ho notizia, comunque vigila sul tuo giardino e non dimenticare le poche, semplici regole salvavita indicate negli articoli “I funghi velenosi mortali” e “I funghi velenosi”. Spero di esserti stato utile.


Nicola: Tra i funghi velenosi non è citata (anche se una se ne intravede parlando di volva) l’amanita muscaria, quella rossa con i pallini bianchi che ho sempre considerato il classico fungo velenoso. Perché?

    L’articolo “I funghi velenosi mortali” è dedicato ai quattro funghi che non perdonano: quando i primi sintomi dell’avvelenamento si manifestano, il fegato e/o i reni sono già andati. L’Amanita Muscaria, pur essendo un fungo velenoso, non è stata inclusa tra i “grandi assassini” perché i sintomi del pur grave avvelenamento si manifestano entro un paio d’ore, consentendo un tempestivo intervento salvavita. Di essa parlo più giù nell’articolo “I funghi velenosi” spiegando come non restare avvelenati dai funghi ad azione tossica rapida.


Roberto: Parlando di amanite, nell’articolo si dice più di una volta: “riconosci subito un’amanita e lasciala lì”. Sono d’accordo sull’importanza di riconoscerla subito, ma perché lasciarla lì? Non sarebbe meglio prenderla a calci, in modo che non possa più nuocere?

    Carissimo Roberto, i funghi non nascono per essere colti da noi, ma svolgono una loro precisa funzione in natura, vivendo in simbiosi micorrizica con le piante circostanti. In parole povere, mentre il fungo s’avvantaggia delle sostanze che trae dalle radichette dell’albero, avvolgendo queste ultime con le loro ife (diciamo, molto impropriamente, le loro radici), cosa che non le danneggia, anzi le rende più adatte ad assorbire calcio, azoto, fosforo e potassio, la pianta a sua volta cresce più rigogliosa e più resistente a parassiti e malattie.

Quindi, prendiamo pure i funghi utili che troviamo, ma gli altri lasciamoli al bosco!



Ricky: Ciao, sono molto interessato a come descrivete bene i particolari importanti per conoscere i funghi… complimenti. Volevo chiedere una cosa che ancora non leggo mai: annusare o solo toccare un fungo velenoso può avere degli effetti? Cuocerlo per errore può contaminare il forno? Grazie.

    Ciao Ricky, annusare o toccare un fungo velenoso non avvelena. Sarà però bene lavarsi le mani dopo averlo fatto. Nessun pericolo nemmeno per il forno: la cottura di funghi velenosi non sprigiona gas tossici.


Carmela: Quande posibilita ai di sopra vivere cn il fungho amanita verna

    Carmela, vedo che la tua mail viene dalla Polonia e suppongo che tu abbia usato un traduttore automatico di bassa qualità per inviarmi il tuo quesito. Spero che la tua domanda sia del tutto teorica, altrimenti non è a me che devi porla, ma a un centro ospedaliero specializzato. Le possibilità sono poche, specialmente se ne sono stati consumati diversi esemplari. Esse passano tutte attraverso il trapianto degli organi lesi.






 

I GRANDI ASSASSINI

di funghi si può morire



  1.                        Amanita Phalloides         FUNGO MORTALE

  2.                        Amanita Virosa                 FUNGO MORTALE

  3.                        Amanita Verna                  FUNGO MORTALE

  4.                        Cortinarius Orellanus    FUNGO MORTALE

Parliamoneinsieme


INDICE DEGLI ARGOMENTI


  1. Silenzio Muto

  2. I funghi velenosi mortali

  3. I numeri e la matematica

  4. Primo Levi

  5. Vite minuscole

  6. Giovanni Floris - Susanna Tamaro - Gianrico Carofiglio - Emanuele Tonon

  7. Bijoy Jain

  8. Margherita Lazzati

  9. Beatrice Niccolai

  10. Scalfari, Gesù e papa Francesco

  11. Eremi Celestiniani

  12. Medjugorje

  13. La Bibbia è una biblioteca

  14. Genesi

  15. Esodo

  16. Levitico

  17. Numeri

  18. Rosario per la pace

  19. Liturgia delle Ore






In un fungo è fondamentale osservare con attenzione il gambo, il cappello e l’imenio. Il gambo sorregge il cappello.

Il cappello è ricoperto superiormente da una pellicina detta cuticola (più o meno separabile). L’imenio è la parte inferiore del cappello e contiene le spore. È la parte fertile del fungo e nella stragrande maggioranza dei casi è costituito da lamelle (fungo a sinistra) o da una “spugnetta” (tuboli e pori), come nel fungo di destra.

foto di Corrado Pace




Ogni famiglia fungina si divide in gruppi. Ogni gruppo in generi. Ogni genere in specie. La specie indica il singolo fungo, è il suo nome di battesimo.Il suo cognome non è come per le persone quello della famiglia, ma quello del genere. Nei dizionari micologici i funghi (ricordate? In realtà bisognerebbe dire carpofori) sono elencati in ordine alfabetico per cognome e nome (genere e specie). Non mi addentro ulteriormente, oltre che per il motivo già detto, anche perché la mia formazione teorica si rifà allo schema del Fries, seguito da Bruno Cetto, mio maestro. Nel frattempo sono passati moltissimi anni e le classificazioni si sono molto differenziate e ampliate. Praticamente ogni scuola micologica adotta una sua propria classificazione. I fondamentali però non cambiano.




Le Amanite sono funghi di medie e grandi dimensioni, dal portamento slanciato ed elegante, tipico, e dal colore quanto mai vario. Dal bianco candido (Virosa, Verna, Solitaria) al bianco sporco-olivastro (Phalloide) all’arancio carico (Caesarea) al rosso vivo (Muscaria) al bruno (Panterina). Tutte hanno tre elementi che le individuano con certezza come amanite: La volva, l’anello e le lamelle bianche.

Se trovi un fungo che sembra non avere la volva, non fidarti ancora: osserva se ha l’anello e soprattutto il colore delle lamelle. Se l’anello ce l’ha e contemporaneamente le lamelle sono bianche È UN’AMANITA: LASCIALA LÌ!





I Cortinari sono funghi non buoni (con un’unica eccezione), quasi sempre amari, brutti da vedere. Comprendono diverse specie tossiche. L’Orellanus è il più subdolo e pericoloso tra i funghi velenosi mortali. Perciò:

RICONOSCI SUBITO UN CORTINARIO E LASCIALO LÌ!





COME RICONOSCERLI


Abbiamo appena raccolto un fungo. Come escludere con assoluta certezza che si tratti di un’amanita o di un cortinario?

Per prima cosa giriamo il fungo e osserviamone l’imenio. Tutti e quattro i funghi velenosi mortali appartengono alla famiglia delle Agaricacee e presentano un imenio a lamelle. Quindi se questo non è lamellare, il fungo non fa parte del quartetto. Non siamo ancora al riparo da intossicazioni anche gravi se ne mangeremo, ma per lo meno non ne moriremo. Ecco dunque che con un semplice gesto siamo in grado di escludere che il fungo che abbiamo colto sia uno dei quattro assassini. C’è però un grosso inconveniente: la stragrande maggioranza di funghi commestibili appartiene proprio alla famiglia delle Agaricacee, rinunciando alla quale si rinuncia praticamente a raccogliere funghi. Occorre pertanto isolare il famigerato quartetto in un raggruppamento più ristretto che non l’intera famiglia e cioè il loro genere (quello delle amanite e quello dei cortinari). Le chiavi per farlo sono indicate nel corpo centrale dell’articolo.




 

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