AUTONOMIA DIFFERENZIATA

 

REGIONI: LUOGHI DI POTERE O DI DIRITTI?

 




AUTONOMIA DIFFERENZIATA




Si parla di dare esecutività alla prevista autonomia regionale su alcune competenze (autonomia differenziata). Ciò è consentito dall’articolo 116 della Costituzione che prevede la possibilità di attribuire forme e condizioni particolari di autonomia alle Regioni a statuto ordinario. Il 28 febbraio 2018 Le Regioni Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna hanno stipulato un accordo preliminare con il Governo individuando alcune materie oggetto di autonomia differenziata:

  1. Tutela dell’ambiente e dell’ecosistema

  2. Tutela della salute

  3. Istruzione

  4. Tutela del lavoro

  5. Rapporti internazionali e con l’Unione Europea.

Tutte e tre le regioni si sono riservate la possibilità di estendere il negoziato - in un momento successivo - ad altre materie. L'Accordo preliminare con la Lombardia, a differenza di quelli con l'Emilia-Romagna e con il Veneto, fa espressa menzione - quale oggetto di un eventuale successivo accordo

  1. il coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario

  2. il governo del territorio.


    Attualmente, tutte e tre le regioni con le quali sono state stipulate le c.d. pre-intese hanno manifestato al Governo l'intenzione di “ampliare il novero delle materie da trasferire”. Nel frattempo, quasi tutte le altre regioni hanno espresso la volontà di intraprendere un percorso per l'ottenimento di ulteriori forme di autonomia.





INVITO ALLA DISCUSSIONE


Oggi, su venti regioni, cinque (Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Sicilia  e Sardegna) sono a statuto speciale e quindici a statuto ordinario. Di queste ultime ben tredici (tranne Abruzzo e Molise) hanno avanzato richiesta di maggior autonomia e di maggiori attribuzioni di competenze.

    “Se hai una competenza”, ha scritto Ainis, “devi altresì ottenere i fondi per gestirla, su questo non ci piove. Però se la tua nuova competenza rompe l’eguale trattamento dei diritti fondamentali, allora quella competenza non puoi averla”.


   Il punto è proprio questo: soldi!


    Le regioni economicamente più ricche (non a caso le prime a muoversi sono state Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna) vedono un rientro, in termine di servizi, inferiore alle tasse che pagano e vorrebbero gestirseli da sé, sostenendo che le loro richieste sono conformi all’articolo 116 della Costituzione e che, per quanto riguarda le temute ricadute negative sulle regioni più povere, sarà sufficiente un’attenta vigilanza affinché ciò non accada e, anzi, mettere “in concorrenza” tra loro le amministrazioni delle varie regioni potrebbe risolvere l’annoso problema del “gap” Nord-Sud.


    Non prendo posizione, sull’argomento, aspetto che lo facciate voi, amici. Dirò solo che ho un dubbio. Le persone che agiscono su mandato dei cittadini regionali, lo fanno per tutelarne i diritti o per una questione di potere personale? Cioè: le Regioni sono luoghi di potere o di diritti? Solamente dopo, forse, ci si può addentrare nella ricerca di un equilibrio tra diritti che confliggono: quello di vedersi fornire servizi adeguati al proprio contributo alla spesa pubblica e quello, per esempio, di ottenere la stessa assistenza medica di un residente di una regione più “virtuosa”.


    A voi la parola.